Alitalia: ipocrisia e propaganda di regime

Ho visto la trasmissione di piazzapulita dove il ministro piddino Martina esprimeva un giudizio negativo sul referendum Alitalia e elogiava il referendum sul CCNL dei metalmeccanici. Della serie se i lavoratori sostengono padroni a sindacati complici (cgilcisluilugl) sono bravi se votano contro sono cattivi perché vogliono difendere i loro “privilegi” contro gli interessi del paese.
Ricordo a Martina che il referendum dei meccanici è stato fatto in regime di monopolio – dove i contrari non hanno avuto diritto di parola – bocciato nelle grandi fabbriche e quindi con un risultato viziato all’origine. Ma si sa per Martina se il voto è favorevole ai padroni si può chiudere un occhio sull’assenza di democrazia.
Poi abbiamo ascoltato Sallusti che si improvvisa economista e spiega che la colpa è sempre e comunque dei lavoratori. Nessuna critica ai manager tipo Cimoli (2,8 milioni di euro annui di paga) sprechi sul carburante, svendita dell’officina di manutenzione, ecc. fatti dai vari “capitani coraggiosi”.
Due ristrutturazioni che sono costate lacrime e sangue dal punto di vista occupazionale e salariale. Secondo questo genio dell’economia la colpa è comunque sempre dei lavoratori che non accettano di essere licenziati senza fiatare ma pretendono anche di avere un piano di rilancio credibile che vada oltre al solito taglio del personale, di aerei e di costi a fronte di investimenti quasi inesistenti.
Si chiede un taglio impressionante del costo del lavoro, migliaia di licenziamenti in una realtà che in 8 anni ha subito due pesanti “ristrutturazioni” che hanno portato l’azienda al disastro attuale e che oggi hanno vincolato i fumosi investimenti all’accettazione da parte dei lavoratori pesanti tagli ai loro salari ed all’occupazione.
La solita immangiabile minestra, propinata da governi e padroni, che ci avvelena da anni.
Nessuno ha però rilevato che il piano concordato nel pre-accordo era non solo farlocco (definito così da molti economisti) ma che rasentava la presa in giro.
Alitalia perde circa un miliardo all’anno e qualcuno pretende che sia credibile un piano che poggia sul taglio del costo del lavoro pari a 58/60 milioni del costo del lavoro.
Ma a chi la volete raccontare. Bene hanno fatto i lavoratori a alzare la testa e con un forte NO denunciare una politica aziendale che ha sempre puntato a rendere Alitalia sempre più appetibile per svenderla al primo che passa.
Il NO di Alitalia, come quello Almaviva, è anche il NO agli accordi a perdere, a quei sindacati complici che hanno più a cuore l’interesse aziendale che la vita dei lavoratori che vorrebbero, quasi sempre senza mandato, rappresentare.
Questi lavoratori si sono appropriati della loro dignità ed hanno bocciato la logica delle privatizzazioni, di manager strapagati e incapaci e di un Governo che non vuole assumersi le proprie responsabilità.
Vergognoso è poi la scelta pilatesca di cgilcisluilugl di scaricare le proprie responsabilità sui lavoratori dopo aver accettato un piano industriale (farlocco) ma ritenuto dogma indiscutibile rifiutando così ogni possibile alternativa.
Quando un sindacato è capace solo di dire ai lavoratori: o accetti licenziamenti e tagli dei salari o è peggio ancora. O ti pieghi ai diktat di chi comanda o sarà la fine. O assolvi padroni, banche e governo dalle loro responsabilità o sarai condannato solo tu. Quando un sindacato si rifiuta di lottare e si beve tutte le fandonie dei padroni e del governo non solo è inutile, ma è dannoso per gli stessi lavoratori.
Per questo invito tutti i lavoratori a riprendersi in mano il loro futuro ed organizzarsi nel sindacato USB, un sindacato capace di lottare assieme e con i lavoratori contro gli interessi del capitale e la svendita dei diritti, dei beni comuni e di quello che ancora resta dello stato sociale. USB c’è
Ezio Casagranda

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