L’inarrestabile declino della Cgil

compliciOra in Fiat è la stessa Cgil che sanziona chi lotta contro i turni massacranti imposti dall’azienda. Questa è l’amara realtà figlia di una regressione culturale di un sindacato che una volta era simbolo di riscatto sociale e del lavoro ma che oggi davanti alla crisi mostra tutta la sua declino politico e la sua subordinazione alle politiche al Pd e delle aziende.
La gravità della decisione assunta da Cgil e che con la scusa del “flop” dello sciopero – peraltro male organizzato – dei sabati ha accettato la resa viene aggravata dalla decisione di sanzionare – con l’espulsione – quei delegati e singoli lavoratori che a fronte alla resa della Fiom hanno deciso di resistere agonizzandosi nel comitato dei lavoratori Fca.
Una scelta repressiva ed un grande favore fatto alla Fiat che ricordo è l’azienda che ha cancellato i diritti sindacali, rotto il contratto nazionale e messo fuori legge la Fiom e tutto il sindacalismo non complice. Per questo ritengo l’espulsione di delegati in prima linea nella battaglia contro il modello Marchionne è e rimane un atto violento e di rottura con la storia del movimento operaio e l’ennesima dimostrazione che in Cgil come in Fiat non ci sono spazi per chi dissente e per quanti continuano a parlare di democrazia e diritti.
Questi compagni a cui va tutta la mia solidarietà hanno la sola responsabilità di non essersi piegati ai ricatti di Marchionne e dei suoi capi e capetti aziendali e di aver continuato a lottare contro turni massacranti, le discriminazioni, l’autoritarismo aziendale e per i diritti sul posto di lavoro.
Che ormai la Cgil al proprio interno abbia assunto atteggiamenti da caserma impedendo ogni forma di dissenso lo dicono anche i fatti successi in questi ultimi mesi dentro la Cgil Trentina dove i funzionari e delegati che non si allineano al capo o sono stati accompagnati alla porta o sono stati deferiti alla commissione di garanzia.
Oggi la Cgil non sopporta più che il delegato sia protagonista in fabbrica ma vuole un delegato modello che sappia solo applicare e propagandare le decisioni assunte dall’alto oltre che farsi portavoce dell’azienda come nel caso emblematico della Marangoni di Rovereto.
Altro che carta dei diritti, siamo davanti ad atteggiamenti di negazione dei diritti sul posto di lavoro e dentro la stessa organizzazione sindacale.
Se a questa situazione si aggiunge che che ormai sono sempre più frequenti i fatti dove la Cgil assume posizione contro chi sciopera come nella logistica, in veneto e firma come nei gironi scorsi limitazioni agli scioperi nei musei il degenerazione di questa organizzazione è preoccupante e nello stesso tempo inarrestabile.
A quei compagni/e che ancora pensano che la Cgil possa riprendere ad essere il sindacato di Di Vittorio mi permesso di fargli notare che quel sindacato che si sostituisce all’azienda per sanzionare chi sciopera e lotta non può essere riformato ma solo abbandonato come condizione per ricostruire un vero movimento di lotta contro le nuove forme di sfruttamento che avanzano sulle gambe del duo Renzi-Marchione con il supporto di Verdini.
Ezio Casagranda

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