Benvenuti al festival dell’ipocrisia

Non possiamo che mettere in discussione l’editto-riale di Tito Boeri, presidente dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale – INPS, soggetto già noto per le sue manovre di smantellamento dell’Istituto, delle sue più che necessarie funzioni non che utilità sociali, promuovendo l’accanita privatizzazione del bene pubblico e del welfare nazionale.
Come premessa iniziamo con il mettere in discussione le conoscenze del Presidente INPS Boeri, ricordandogli che non esiste solamente la crescita limitata della disoccupazione ma pure quella illimitata dell’inoccupazione, dato che riguarda ormai non più solo i giovani ma pure i più anziani, cioè coloro che dopo, se fortunati, due anni di disoccupazione non riescono più a rientrare nel mondo del lavoro legale, avvicinandosi al mondo del nero o dell’illegalità, sparendo dalle liste di collocamento e entrando in quel bacino di senza nome chiamato “bacino degli inoccupati”.
Il tema di questo ennesimo festival dell’ipocrisia è “Lavoro e Tecnologia” che secondo quanto scrive il caro Boeri fungerà da programma futuro di un nuovo modello economico ove la macchina sostituirà gradualmente la forza lavoro giovando lavoratori, padroni e robot. I primi perchè si vedranno arricchiti dall’aumento dei salari ove le macchine non arrivano a produrre, i secondi perchè l’automazione porta l’aumento dello sfruttamento e i terzi perchè verranno considerati i nuovi “umani” schiavi dei più ricchi, sempre secondo Boeri.
Ad oggi l’unico dato certo di questo sfrenato progresso tecnologico nei posti di lavoro è l’aumento di produttività quindi TOTALE ALIENAZIONE di chi seguirà attivamente la produzione, quindi di capitale per chi lo detiene, diminuzione dei posti di lavoro causati dalla de-professionalizzazione della pura forza lavoro a causa dell’assegnazione di mansioni secondo il concetto di “Know-how” (saper fare) tecnologico un concetto nato dalla new economy, che non pensa di certo alle possibili difficoltà dell’uomo giovane o vecchio nell’avvicinarsi allo studio tecnologico piuttosto che all’attività manuale. Insomma Boeri ci da lezione di come formare un nuovo sistema di classi dove alcuni si troveranno impoveriti e altri avranno il privilegio di lavorare sempre a condizioni inferiori dei soliti pochi che deterranno dei mezzi di produzione, prodotto, finanza e tecnologia.
Fa bene infatti a citare gli “antichi” ma sempre in maniera più evidente veggenti economisti, peccato che non li citi con nome e cognome, forse a 200 anni di distanza dalla loro nascita avrà dimenticato i loro nomi oppure manco sa di cosa parliamo. Stiamo parlando dei teorici economisti/sociologici Friedrich Engels e Karl Marx “archiviati” da alcuni economisti moderni indottrinati e provenienti dalle scuole di formazione capitalistica. Un loro testo interessante che dimostra l’attuale modernità di quell’analisi è il Capitale.
Infatti già qualche centuria fa nel cap. XIII del Capitale si ribadiva a chiare lettere che l’introduzione della tecnologia (Marx lo chiama macchinismo) servì unicamente ad aumentare il plusvalore del capitale (e non tanto come voleva l’economia politica borghese- ad alleviare le fatiche degli operai). Con questa breve e non approfondita riflessione vogliamo ricordare agli illustri economi che in questi giorni parleranno probabilmente in maniera astratta di tecnologia e lavoro e benefici della società; tanto per dire qualche giorno fa sul quotidiano Repubblica inserto Milano e il Gazzettino è comparso il seguente titolo

“Milano, dopo 30 anni in fabbrica operaio licenziato da una macchina. La lettera dell’azienda:”Sa fare il tuo lavoro”
Forse è un chiaro segnale di cosa vuol dire l’inserimento della tecnologia in un modello sociale capitalista dove solo in pochi detengono i mezzi produzione e capitalizzano il prodotto, forse è opportuno parlare di appropriazione da parte di tutti del prodotto, della macchina e dei sistemi di produzione o per lo meno riconoscere umilmente che tutta questa industrializzazione di fatto serve solo per generare un conflitto sociale tra le classi più povere e arricchire sempre di più la cerchia ristretta di chi detiene finanza e produzione.
Infatti la macchina serve non a diminuire le fatiche degli operai ma ad aumentare la resa dei cicli di lavorazione delle materie prime e i vari cicli produttivi in fronte alla diminuzione dei costi della forza lavoro a parità di orario. Probabilmente è giunto il momento di pretendere dal capitale la riduzione dell’orario di lavoro e aumenti significativi di salario, tra l’altro slogan che c’erano nelle piazze delle contestazioni sessantottine.
E’ da squilibrati non che da da falliti credere che l’individualismo nella classe operaia sia necessario e cosa dovuta. Come USB possiamo solo che rispondere ai burocrati, ai finanzieri, agli economisti e ai padroni con la lotta di tutti i lavoratori e la sensibilizzazione della classe oppressa agli argomenti di loro interesse. Rimandiamo al mittente le illazioni che di continuo escono da questo festival dell’ipocrisia rivendicando la dignità dei lavoratori assoggettati e sfruttati dai capitalisti e presi per i fondelli dagli innumerevoli tecnici della finanza.

p.USB Lavoro Privato
Federico Menegazzi

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