Assembela R28A – Relazione di Cremaschi

Se siamo qui in questa assemblea non è solo perché non accettiamo il degrado del lavoro la disoccupazione di massa la cancellazione dello sotto sociale, l’impoverimento di massa la precarizzazione delle vite dopo quella del lavoro. Siamo qui perché non siamo più disposti ad accettare le responsabilità sindacali, e tra queste quelle della CGIL, in tutto questo. Siamo qui perché come diceva Di Vittorio: di fronte alla sconfitta se il 90 per cento di essa dipende dalla situazione oggettiva e dalla forza dell’avversario e il 10 da responsabilità sindacali, bisogna prima di tutto discutere su queste ultime. Trenta anni di ritirata dei lavoratori, testimoniati dagli ultimi dati ISTAT sul salario, mettono sotto accusa trenta anni di linea del sindacato confederale fondata sul moderatismo rivendicativo e sulla concertazione.
Per tanti anni il sindacato confederale ha scambiato la restituzione delle conquiste dei lavoratori con un aumento del ruolo e delle funzioni degli apparati. Così mentre i lavoratori andavano indietro il sindacato andava avanti. Su questa linea e su questo modello si è selezionata tutta la struttura dirigente della CGIL, con una crescita a dismisura di un esercito di funzionari sempre più simile e vicino alla casta politica.
Con la crisi questo scambio è saltato. La forza dei padroni e poi quella dello spread e del ricatto del debito, la disoccupazione di massa hanno a tal punto indebolito il mondo del lavoro, che le classi dirigenti si sono chieste che senso avesse ancora compensare l’organizzazione sindacale delle rinunce imposte ai lavoratori.

Si poteva fare a meno della concertazione e il governo Monti ha massacrato le pensioni in una notte senza neanche sentire CGIL,CISL e UIL . E ha avuto ragione perché la reazione è stata ridicola, sconfitti senza neanche combattere.
Quindi anche il sindacato confederale ha cominciato a scivolare sempre più rapidamente verso il basso, anche se firma tutto non conta niente, ed ora abbiamo gruppi dirigenti travolti dalla crisi incapaci di reagire davvero, che si affidano per disperazione e rassegnazione alle sorti elettorali dei partiti amici. La CISL con Monti, la CGIL con Bersani.
Se siamo qui è per dire basta a questa linea trentennale del sindacato, i lavoratori hanno bisogno di un sindacalismo combattivo e modernamente di classe, indipendente dai partiti,che non si vanti o non pianga per essere o non essere invitato alle feste aziendali, ma che serva ai lavoratori per riconquistare forza e coraggio.
Da oggi quindi lanciamo la nostra mozione alternativa nel congresso della CGIL. Alternativa alla concertazione al cedimento continuo sul terreno della flessibilità della produttività del salario della difesa del posto di lavoro.
Nessuno può fare il furbo spiegando che cede per colpa della crisi. La cancellazione della scala mobile, il pacchetto Treu, la flessibilità degli orari, la progressiva riduzione del ruolo del contratto nazionale non son precipitati ieri, ma sono frutto di accordi fatti quando questa crisi non c’era, come ben sappiamo anche sulle pensioni.
Ed ancora peggio è chi oggi si nasconde dietro le paure dei lavoratori. Sappiamo che ci sono e come potrebbero non esserci. Ma il sindacato dovrebbe avere una dose di coraggio in più proprio in questa situazione, non il contrario.
Quindi se vogliamo che i lavoratori, quando e dove la loro rabbia accumulata e mandata giù con il fiele dell’ingiustizia esploderà, si incontrino con un sindacato che sta fino in fondo con loro, dobbiamo preparare questo sin da ora. E ciò significa una rottura rigorosa e visibile con il sindacalismo della concertazione e della moderazione.
Sappiamo che questa alternativa che già ora annunciamo nasce mentre tutto il gruppo dirigente della CGIL e la maggioranza della FIOM e de ” la CGIL che vogliamo” si preparano ad un congresso su uno stesso documento. La FIOM lo ha votato alla sua ultima assemblea a Cervia, lo stesso ha fatto la minoranza nel direttivo Cgil in Emilia.
Questo purtroppo ci conferma alcuni giudizi di fondo. Per noi la firma del 28 giugno 2011 è stata l’ultimo atto della politica fallimentare della concertazione. Il nostro disaccordo con quella intesa è strategico perché lì si accettano le deroghe al contratto nazionale. E quando la maggioranza FIOM decide di usare quella intesa per rientrare nel contratto nazionale entra nella maggioranza CGIL per la via maestra della politica sindacale concertativa. Sveglia compagne e compagni non prossimo distinguere Landini da Camusso solo per la televisione, meglio Santoro che Ballarò, e allora?
Sul piano delle scelte sindacali di fondo non ci sono più grandi differenze tra i gruppi dirigenti di FIOM e CGIL ma solo rivalità. Certo restano storie, persone, esperienze diverse. Chi lotta davvero ci avrà sempre al suo fianco non siamo settari, a differenza degli altri con noi.
Ma nella scelta di fondo ci deve guidare una legge generale della lotta politica e sociale, quale ce l’hanno insegnata i nostri padri, prima della tv. O si continua voler cambiare il sistema, o questo prima o poi fa cambiare noi.
I lavoratori hanno bisogno di un messaggio chiaro di rottura con il sistema dello sfruttamento, magari ora lo mettono nel cassetto, ma lo useranno appena possono.
Per questo già oggi annunciamo la mozione alternativa al congresso CGIL che costruiremo tutti assieme, con riunioni nazionali di approfondimento e con riunioni diffuse nel territorio. Il nostro sarà un documento frutto della nostra esperienza collettiva e conterrà un nuovo programma, una nuova piattaforma, un diverso modo di agire che rompa totalmente con i fallimentari trent’anni di concertazione sindacale.
Non dobbiamo aver paura delle proposte radicali, né sul piano delle scelte economiche di fondo né su quelle sindacali. Un anno fa eravamo considerati dei matti perché dicevamo che non si può pagare il debito, che ci vogliono le nazionalizzazioni o perché parlavamo di riduzione d’orario. Ho visto in un comitato centrale della fiom ridere su questo. Adesso per MPS o Ilva si procede a nazionalizzazioni di fatto, naturalmente a modo loro. Landini propone, nei convegni, la riduzione degli orari.
La nostra piattaforma sarà dunque coraggiosa e per questo realistica oggi.
La costruzione dell’alternativa al modello sindacale concertativo non può limitarsi alla sacrosanta battaglia congressuale che oggi iniziamo, ma deve vivere sin da ora in una nostra pratica e nella partecipazione alle lotte in corso e a quelle che si preparano.
Sono quattro gli ambiti della iniziativa su cui impegnarci:
la lotta per il lavoro e contro la precarietà, la flessibilità, lo sfruttamento del lavoro, ovunque sia possibile, con il massimo della determinazione che riusciamo a mettere in campo,
le lotte sociali per la casa la sanità la scuola e per tutti i beni comuni, che dobbiamo vivere come la ricostruzione di una vera confederalità che parta dalle condizioni reali delle persone, stando assieme a tutta la radicalità sociale che già oggi si comincia a manifestare,
la lotta generale contro le politiche di austerità e rigore, comunque declinate dalla destra da Monti e dal centrosinistra, la mobilitazione contro il fiscal compact e il pareggio di bilancio, ricostruendo il movimento dello scorso anno come movimento di opposizione generale.
la lotta per la democrazia ed i diritti di libertà, contro la normalizzazione sindacale, contro il principio che esiste solo chi firma, per la libera scelta dei lavoratori su chi li rappresenta e su cosa si firma, per la partecipazione, il diritto al dissenso, alla libertà, allo sciopero. Subito dopo le elezioni dobbiamo dar vita a un grande movimento per una vera democrazia nei luoghi di lavoro.
Questo nostro impegno è sin da ora assieme ad altri, a tutte le forze sociali e a tutti i movimenti che oggi lottano sul fronte del lavoro e dei diritti sociali.
Per noi la presenza nel Nodebito dev’essere parte della costruzione di una piattaforma economica alternativa all’austerità e di un movimento di lotta che la porti avanti.
Noi respingiamo la chiusura settaria della maggioranza della CGIL verso il sindacalismo di base.
Non si capisce perché dobbiamo essere unitari con chi firma con Marchionne e sta con Monti e non con chi come noi lotta contro quei due e contro i loro complici.
Noi siamo per una politica unitaria della CGIL che unisca un grande fronte sindacale di opposizione sociale e se possibile la pratichiamo con chi è disponibile.
Nel forum diritti lavoro siamo assieme alla USB e a giuristi democratici sul terreno dei diritti e della democrazia sindacale, primo appuntamento a metà marzo. Assieme a tutto il sindacalismo di base abbiamo fatto la manifestazione a Milano sotto la Borsa e il No Monti day a Roma , dobbiamo solo esserne orgogliosi.
E quando al S.Raffaele viene bocciato un accordo capestro siamo assieme a chi si è battuto contro di esso. E quando a Piacenza gli immigrati schiavi della logistica Ikea si ribellano siamo con loro, quale che siano le sigle che li rappresentano.
Anzi dobbiamo far si che tutte queste esperienze si conoscano lavorando per la loro unità, superando steccati che ci sono ovunque e fanno solo danni.
Non ho trovato nello statuto CGIL una proibizione di questa politica unitaria che facciamo, lo dico chiaro e tondo, come militanti CGIL che restano e vogliono restare tali.
Siamo con i movimenti sociali e civili a partire dal Notav, con cui c’è una vera fratellanza di lotta e che per noi è anche un insegnamento di tenacia e metodo.
La costruzione di una piattaforma alternativa richiede anche approfondimento e studio.
Dobbiamo organizzare un ciclo formativo che affronti la crisi perché è chiaro che il retroterra della nostra iniziativa è la ripresa della analisi e della critica al sistema capitalistico.
La nostra è anche un a rottura culturale con il riformismo liberale che domina l’ideologia del sindacato confederale di questi decenni. Sappiamo che i giovani lavoratori, anche i più combattivi e radicali, hanno avuto solo quella fonte, quel pensiero unico.
Permettete qui al mio dolore di ricordare un compagno che oggi sarebbe in prima fila con noi e proprio sulla necessità della formazione. Sandro Bianchi.
La questione organizzativa per noi è vitale. Dobbiamo organizzarci in pochissimo tempo sia nel congresso sia nelle lotte e nei movimenti.
Bisogna dirci con chiarezza che la vecchia pratica di area non serve a niente, come dimostrano l’approdo di lavoro e società e de la CGIL che vogliamo.
Abbiamo bisogno di una area militante e dobbiamo strutturarci in tal senso. Per questo in primo luogo proponiamo le adesioni individuali fino ai luoghi di lavoro.
Chi firma la scheda si organizza e decide.
Gli aderenti formano collettivi in ogni camera del lavoro che si danno un programma di attività. Lo stesso deve avvenire nelle categorie nazionali. abbiamo due mesi per organizzarci. E, scusate la parola antica, dobbiamo reclutare…
Dobbiamo autofinanziarci perché sappiamo come va. Non possiamo perdere mesi in attesa che ci riconoscano i diritti.
L’apparato in crisi ha paura di noi. E per questo a volte diventa persecutorio e autoritario. I fatti inaccettabili avvenuti in CGIL e FIOM, con la punizione di chi dissente dal segretario generale, dimostrano che il gruppo dirigente ha paura della nostra azione e contestazione. Hanno avuto paura anche della nostra parola alla conferenza di programma.
Quindi smettiamola di pensare che ci perseguitano, siamo noi che li perseguitiamo perché perseverano nelle loro scelte sbagliate e loro reagiscono..
Dobbiamo comunicare e imparare a scrivere sul sito, fare volantini cartelli manifesti. Faremo un foglio informativo periodico da diffondere nei luoghi di lavoro.
Alle manifestazioni dobbiamo imparare ad essere visibili.
Dopo questa assemblea programmeremo riunioni provinciali in tutta Italia per organizzarci.Prima però dovremo svolgere l’assemblea a Napoli per organizzarci nel Mezzogiorno.
Subito dopo le elezioni, che sembrano aver cancellato in una sorta di villeggiatura politica lo spread, le pensioni, il,debito, l’austerità, subito dopo tornerà la realtà e con essa la disoccupazione di massa e il massacro sociale.
La CGIL ha investito tutte le sue azioni nella vittoria di Bersani. Temiamo un ripetersi dei peggiori periodi di schiacciamento del nostro sindacato verso il governo amico. Noi dovremo rilanciare con la massima determinazione l’indipendenza del sindacato, nella teoria e nella pratica.
In primo luogo dovremo confrontarci con il patto sulla produttività che la CGIL non ha firmato a livello confederale, ma che ha sottoscritto nei bancari, guarda un pò, nei chimici, nei ferrovieri e in tante altre realtà.
A marzo c’è la verifica dell’accordo separato del 2009. La segreteria CGIL in un suo documento affida grande speranza a quel confronto, pensando ad uno scambio tra produttività e diritto alla rappresentanza. Magari aggiungendo un nuovo patto sociale con il nascente governo di centrosinistra.
Prepariamoci ad un contrasto durissimo contro questo zombie concertativo che si vuole fare camminare.
Un patto sociale sulla produttività è un imbroglio in sè, sarebbe solo un via libera a nuove condizioni di sfruttamento del lavoro.
Quindi subito dopo le elezioni dobbiamo partire contro la concertazione e la produttività per la democrazia e il conflitto sindacale.
Non ci sarà un minuto da perdere e tutti noi dobbiamo darci una mossa. Basta attendere basta piangere bisogna darsi da fare.

Milano, 1 febbraio.

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