Liberiamo i beni comuni

pesticidi della Valle di Non, che per utilizzo di chilogrammi per ettaro rappresentano un unicum in Italia; l’invaso di Montagnoli nelle Giudicarie, 10 milioni di euro per un’area boschiva grande come 6 campi da tennis; la vertenza NO Tav, la precarietà di insegnanti e studenti, che fra difficoltà di guardare al futuro e di costruire insieme una scuola antitetica al modello azienda, si trovano dalla stessa parte della cattedra. Infine l’acqua, bene comune per eccellenza, che nonostante la vittoria referendaria del 2011 abbia sancito non privatizzabile, a Trento continua ad essere oggetto di un mercanteggiare al limite della legalità, cui la popolazione non viene fatta in alcuna maniera partecipe.

E poi le propostel’11 ottobre gli studenti dalle 17.30 scenderanno nelle strade cittadine per una marcia che tocchi stabili inutilizzati, per segnalare il diritto alla casa e all’occupazione;  il 12 ottobre la mobilitazione nazionale contro i nuovi colonialismi, che anche localmente vedrà simboliche azioni di riappropriazione di spazi; il 19 ottobre una camminata solidale nelle Valli Giudicarie per sensibilizzare sul progetto – Montagnoli e ragionare insieme sulla montagna che vogliamo; lospazio “Pesticidi Free” che potrebbe vedere il Trentino non solo diventare all’avanguardia sotto questo aspetto, ma persino più allettante turisticamente; e lalegge di iniziativa provinciale per fare dell’acquedotto trentino un ente di diritto pubblico, con meccanismi partecipativi di gestione.

La serata di ieri, 2 ottobre, dal titolo “Liberiamo i beni comuni”, ha visto intrecciarsi diversi livelli di elaborazione e di lotta verso un orizzonte che si è deciso comune, quello della difesa dei beni comuni e della volontà di cercare insieme nuovi modelli decisionali e di partecipazione alla cosa pubblica. Partecipazione alta e vibrante, stimolata anche dalla presenza di due ospiti: Santiago Mera, antropologo colombiano, difensore dei diritti umani della Commissione Justicia y Paz, ha raccontato la situazione drammatica che sta vivendo il suo paese in queste ultime settimane: la vera faccia della finanziarizzazione dei beni comuni si disvela in una feroce repressione da parte del Governo Santos nei confronti dei contadini in sciopero nazionale contro il Trattato di Libero Commercio, recentemente siglato dalla Colombia con Stati Uniti, Unione Europea e Cina: 12 morti, 4 dispersi, centinaia di feriti e di violazioni dei diritti umani denunciati, 12 giornalisti brutalmente picchiati. Ma anche nella costruzione di megaprogetti come quello che l’italiana Enel sta realizzando una diga sul fiume Magdalena, con la prospettiva di inondare 8500 ettari di terreno e sfollare migliaia di persone senza dare loro alcuna alternativa di sopravvivenza. 

Una carovana di solidarietà partirà dall’Italia e dal Trentino con l’associazione Yaku, proprio il prossimo 6 di ottobre per dare sostegno alla resistenza contadina, ma anche per visibilizzare esperienze  virtuose come gli acquedotti comunitari, che in Colombia distribuiscono acqua potabile a più di 4 milioni di persone. Gli fa ecoYuri Casanova, in rappresentanza del Comitato bellunese Acqua bene comune, e del Comitato in difesa della Valle del Mis, che durante la serata ricorda il disastro del Vajont, di cui cade a breve il cinquantesimo, e che anche allora portava la firma dell’Enel.

La Sala Video del Centro Santa Chiara fino ben oltre le undici di sera ha visto cittadini e movimenti trentini, organizzazioni e comitati, confrontarsi ed interrogarsi su cosa significhi oggi in Trentino difendere i beni comuni: valorizzare visioni ed esperienze che già da tempo ragionano su una società senza un ideale di profitto che sovrasti azioni e pensieri; la socializzazione di nuove pratiche collettive per superare la crisi e difendere l’ambiente in un orizzonte solidale; il rifiuto del concetto di delega verso una riappropriazione di spazi di democrazia reale e partecipativa; la disanima dei nuovi livelli di conflitti sociale e di ricerca del consenso. 

Presenti anche esponenti e candidati delle prossime elezioni provinciali, che con serietà non hanno mai preso la parola, ascoltando, una volta tanto, quello che i cittadini hanno da dire.

Il 2 ottobre è stato un primo riuscito passo verso una possibile piattaforma comune per i Beni Comuni in Trentino, cui seguirà quanto prima un secondo: un cammino condiviso, con modalità di confronto, di tempistica e di decisione differenti dalla politica più istituzionale, senza autoreferenzialità né protagonismi, per liberare i beni comuni.

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