Gli studenti in piazza contro la “buona scuola”

Oggi in tante città italiane sono scesi in piazza gli studenti contro l’alternanza scuola lavoro, ultimo lascito della disastrosa controriforma della scuola beffardamente chiamata “buona scuola”.
Usb è a fianco degli studenti che combattono contro l’alternanza scuola lavoro che rappresenta la distruzione del diritto alla studio nella scuola pubblica e la distruzione del diritto e della dignità nel lavoro. Una scuola che in coerenza con il Job act assume il compito di predisporre i giovani al lavoro gratuito ed alla precarietà a vita dentro un mercato del lavoro sempre più dominato dallo sfruttamento brutale della persona.
L’alternanza scuola – lavoro è stata introdotta dalla legge sulla “buona scuola”.
In teoria si dovrebbe trattare di un periodo formativo non retribuito, attinente al percorso di studi, che gli studenti svolgono presso le aziende ma in realtà si tratta di lavoro gratuito svolto presso le aziende e spesso nemmeno attinente al percorso scolastico.
C’è chi dal liceo scientifico è andato a fare volantinaggio per un’azienda di robotica, chi dal liceo linguistico si è trovato a fare la lavapiatti in Germania e chi studiando chimica e biotecnologie si è ritrovato a zappare la terra.
Una cruda realtà che, salvo casi eccezionali – come il caso della violenza subito da una studentessa di Monza, l’abuso consumato alla festa dell’unità di Genova o lo studente rimasto gravemente ferito in quel di La Spezia – non trova spazio sulla grande stampa, troppo impegnata a seguire le giravolte di un Parlamento ormai ridotto a zerbino dei partiti ormai divenuti vassalli delle scelte della troika europea.
Come USb vogliamo inoltre denunciare l’ambiguità della Cgil che a parole sostiene la lotta degli studenti ma poi, come a Milano, organizza progetti che coinvolgono oltre 200 suadenti.
Un comportamento non solo vergognoso ed ipocrita che dimostra la metamorfosi politico/sindacale di questa organizzazione sindacale ormai ridotta a megafono e braccio operativo dei vari governi oltre che delle imprese impegnati nella distruzione dei diritti del mondo del lavoro.
Penso che con le manifestazioni di oggi gli studenti hanno messo il dito nella piaga smascherando l’obiettivo del governo, delle imprese e della finanza che è quello di distruggere ogni autonomia e ruolo emancipatore dell’istruzione pubblica per trasformarla in strumento di formazione ideologica e pratica dei giovani per abituarli ad un futuro fondato sulla precarietà, i multilavori, i bassi salari.
Per questo è importante che gli obbiettivi di questa lotta degli studenti sia entrata a pieno titolo nello sciopero del prossimo 10 novembre che avrà al centro la cancellazione della Buona Scuola, del Jobsact, la difesa dello stato sociale e dei beni comuni contro il governo delle banche, della precarietà e del manganello targato Minniti.
Ezio Casagranda
Usb Trentino

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8 commenti

  • “Buona” = tattica eufemistica per definire la scuola che fa comodo al capitale, quindi buona per i Capitalisti, che hanno tutto l’interesse ad avere dei diplomati e laureati pieni zeppi di nozioni e totalmente privi di formazione umanistica e spirito critico.
    Dei cretini con la laurea e quindi stupidi al quadrato.
    I nuovi schiavi del XXI secolo.
    Per i potenziali uomini liberi una scuola così è una scuola di merda!.

  • Come sempre gli studenti, che con lo studio esercitano il cervello e connettono le sinapsi, sono all’avanguardia delle possibili rivoluzioni.
    Tentano e sperimentano possibili via d’uscita dalla infelice condizione attuale.
    Gli operai invece, che sono costretti loro malgrado a disconnettere le sinapsi per poter resistere a delle condizioni di lavoro da schiavi, rimangono inerti e rassegnati.
    Non bisogna condannare ma prendere atto della tragica condizione operaia.
    Prima o poi si sveglieranno anche loro.
    Bisogna avere pazienza.

  • BREVE NOTA DI POLITICA INTERNA.

    Chi lotta contro il Sistema dall’interno per riformarlo è destinato necessariamente ad essere stritolato dal SISTEMA stesso.
    Si deve starne fuori, costi quel che costi.
    Lasciar cadere ogni speranza di riforma e lottare da fuori per demolirlo.
    Con la legge elettorale, detta fascistellum, che io chiamo neo-mattarellum versione capovolta, il Sistema sedicente Democratico, cui importa solo occupar careghe e maturare vitalizi, si è ricompattato e sta’ mettendo all’angolo i grullini.
    Così pagano la loro insipienza politica.
    Il sistema è putrefatto.
    E’ irriformabile. Và distrutto.
    Ciò si può fare solo standone fuori.

    Ho frequentato i seguaci del buffone per tre anni, e li ho studiati bene.
    Sono in buona fede, tanti, ma superficiali, impreparati e penosamente velleitari.
    Non capiscono un cazzo di politica. Andranno a sbattere.
    Si sentono dei draghi a smanettare su una tastiera, e a navigare nella vasca da bagno, ma hanno una paura boia a farsi vedere in piazza, a sventolare una bandiera e a gridare uno slogan.

    Così onesti, e altrettanto timidi e indecisi.
    Chi andrà a dire loro che si sono ficcati in un cul de sac?

  • COSA È STATO IL ’68?

    Avendolo vissuto sulla mia pelle dal 1967 al 1975 come studente all’Universita’ di Padova, posso confermare in toto l’interpretazione del giovane ma già grande filosofo Diego Fusaro.
    Secondo il quale il ’68 è stata una rivolta riuscita contro la Borghesia e una rivoluzione filoproletaria fallita.
    I sessantottini hanno distrutto tutti i valori morali della vecchia borghesia senza realizzare nessun progetto marxista di possibile alternativa al sistema.
    Hanno lasciato un vuoto assoluto.
    Subito riempito, come accade in economia e in politica, dal Capitalismo con i suoi pseudovalori nichilistici, che si possono riassumere in un unica voce fondamentale: la forma MERCE.
    Oggi tutto è ridotto ad un unica dimensione, quella della merce: la persona umana, il lavoro, le relazioni, gli animali, la Natura.

    Soffriamo sulla nostra pelle questa maledizione, questo cancro che si chiama Capitalismo, e non sappiamo ribellarci, perché abbiamo il pensiero bloccato e siamo nella peggiore condizione possibile: quella della rassegnazione e dell’apatia, anticamere della morte.

    L’analisi di Fusaro è perfetta ma non esaustiva. Perché non evidenzia l’effetto devastante su questi processi politici della RIVOLUZIONE INFORMATICA, che ha ridotto in miseria la piccola borghesia, base sociale di tutti i Fascismi, e in schiavitù il proletariato, base sociale del Comunismo.
    I computers hanno reso possibile una circolazione accelerata dei capitali in tutto il pianeta, saltando ogni confine fisico e ogni resistenza morale, e una produzione e diffusione inaudita delle merci a basso contenuto di manodopera, con relativa svalutazione e precarizzazione del lavoro manuale.
    Il Fascismo è definitivamente morto, non poggiando più su una base sociale vitale.
    Ma anche per gli operai la situazione attuale è tragica, ridotti come sono a novelli schiavi.

    Bisogna prenderne atto e ripartire da zero.
    Le categorie destra-sinistra e fascismo-antifascismo non servono più per interpretare lucidamente la realtà. Sono occhiali distorcenti la vista. Vanno buttati spietatamente.
    Per gli operai il nemico è rimasto uno solo, quello originario: il Capitalismo col suo immenso e omnipervasivo potere TECNOLOGICO-FINANZIARIO.
    Per in momento ha ancora bisogno della maschera democratica e dei suoi burattini chiacchieroni.
    Ancora per poco. Fra non molto li metterà tutti in soffitta.

    Da autentici rivoluzionari portiamo il processo alle estreme conseguenze.
    Favoriamo la dissoluzione di questa democrazia menzognera e putrefatta.

  • “Del resto non bisogna dimenticare come larga parte degli esponenti della cultura radicale della sinistra sessantottina si siano oggi “pentiti” e siano i più ostinati apologeti della politica estera statunitense: si tratta del tragicomico rovesciamento dialettico del precedente universalismo monoclassista proletario in un nuovo universalismo mercantile con ideologia dei bombardamenti umanitari incorporata, che -autentica nemesi storica- segna il compimento della logica del “ruere in servitium” proprio degli intellettuali e, insieme l’inveramento della dinamica del Sessantotto come lotta antiborghese e ultracapitalistica”.
    Da “Minima Mercatalia” di Diego Fusaro, pag.426, Bompiani 2012.
    Continua….

  • …Continua parte 2.a.

    Gli stessi che, negli anni Sessanta si aggiravano come tarantolati in nome della contestazione dell’autorita’ borghese, sono oggi passati ad un altro ballo, altrettanto frenetico e scomposto, in nome dell’interventismo umanitario.

    I sessantottini hanno trasformato il loro fallimento e la loro delusione generazionali in cupo disincanto nichilistico e in arresa aderenza all’esistente, proprio come la sinistra ha elaborato il lutto della dissoluzione del comunismo storico nella forma dell’integrale accettazione del Capitalismo neoliberale e della subordinazione incondizionata all’Impero americano”.

  • INTERMEZZO.

    A quei rari che mi leggono, e che resistono all’apnea degli abissi in cui li trascino, faccio notare che la parola consenso non fa parte del mio vocabolario.
    Sono totalmente immune dalla vanità dell’apprivazione come dalla depressione del dissenso.
    Sono sordo agli applausi come ai fischi.
    Immune da servo encomio e da codardo oltraggio.
    Esprimo, nelle forme consone all’argomento trattato, rigorosamente sul piano delle idee, e nel rispetto di ogni persona, ne’ piu’ ne’ meno quello che penso, non lasciandomi condizionare da niente e da nessuno.
    Vado avanti per la mia strada deciso e tenace.
    Il mio motto è:
    1. Resistere.
    2. Durare nel tempo.
    3. Rispondere colpo su colpo.

    Anche se mi restasse un solo lettore, continuerei a scrivere.

  • Ezio

    Condivido il pensiero di Aldo

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