Per non dimenticare, per non morire di lavoro

marangoni operaiPubblichiamo questa lettera appello di Errico sulle iniziative in ricordo di Carmine.
La redazione
Cari tutti e tutte,
come avrete appreso dai quotidiani locali, dieci giorni fa un operaio della Marangoni pneumatici di nome Carmine, di 54 anni, è morto mentre lavorava al reparto vulcanizzazione. Si è accasciato a terra stremato, in un reparto dove la temperatura sfiorava i 50 gradi e non vi sono impianti di ventilazione. Portato via in ambulanza, è morto in ospedale durante la notte. Ancora il giorno dopo il suo corpo registrava una temperatura altissima.
La morte di Carmine è una morte annunciata. Come tutti gli operai della Marangoni, con il nuovo contratto aveva visto aumentare i propri carichi di lavoro, le pause diminuire da mezz’ora a dieci minuti, arrivando a lavorare un mese all’anno gratis per l’azienda.
La settimana scorsa un gruppo di compagni si è riunito ai cancelli della ditta facendo un piccolo blocco del traffico per attirare l’attenzione dei roveretani e degli operai. In fabbrica, dopo la morte di Carmine, è stata dichiarata un’ora di sciopero, dopodiché tutto pare essere tornato alla normalità. Come se la morte di Carmine fosse un tragico “incidente”, come se non vi fosse un collegamento (che intimamente tutti riconoscono, sia dentro che fuori la fabbrica) con le condizioni disumane di lavoro recentemente rese peggiori per il profitto dell’azienda.
In fabbrica prevale la rassegnazione, gli operai sono, come si direbbe, “all’angolo”. Molti di quelli che si fermavano a parlare con noi l’altro giorno trattenevano a stento le lacrime e al tempo stesso ci dicevano di non potersi fermare per non essere visti dai capi-reparto. A dimostrazione del fatto che dietro il paternalismo con cui Marangoni dirige l’azienda c’è un vero e proprio clima di terrore.
Sono tempi bui. In una frase, la combattività operaia è seppellita da 40 anni di ristrutturazione. E non solo. Ma la morte di Carmine non riguarda soltanto i lavoratori di quella fabbrica. Se non ci fermiamo di fronte a morti del genere diventiamo tutti più disumani. Per questo riguarda tutti noi e in noi sono le possibilità perché non passi sotto silenzio, perché i responsabili diretti, oltre che smascherati pubblicamente, si trovino costretti a fare qualcosa, se non altro a cambiare quelle condizioni inaccettabili che hanno portato alla sua morte.
6 anni fa, in un altro 21 luglio (triste coincidenza) moriva, sempre a Rovereto, Stefano Frapporti. In circostanze molto diverse (in quel caso era stato fermato dai carabinieri per possesso di stupefacenti, quasi sicuramente picchiato in caserma e poi uscito morto dal carcere di rovereto) ma accomunate dal senso di ingiustizia e di rabbia per una morte che, anche allora, si voleva passasse sotto silenzio.
Così non fu allora e, in modo imprevisto, si crearono delle complicità e dei rapporti tra persone che non si conoscevano. Un’esperienza di risposta collettiva e di confronto che ha portato, tra le altre cose, all’apertura di un circolo che oggi porta il suo nome e dove si discute ogni settimana, apertamente e collettivamente, di problemi collettivi.

Qualche giorno fa, a un’assemblea di altri lavoratori (commessi di un supermercato) in agitazione per il rinnovo del contratto, è bastata una piccola sollecitazione perché fosse messa in primo piano da parte di tutti la tragedia di Carmine e il bisogno di dare una risposta comune. Timidi passi ma concreti. Una solidarietà in senso umano e politico insieme, che riemerge.
Occorre spezzare il silenzio e l’indifferenza data dall’isolamento e dall’abitudine che queste cose accadano e che “non ci si possa far nulla”.
Per questo spero facciate di tutto (chi può!) per partecipare alle iniziative previste per settimana prossima (facendo anche girare la voce tra le vostre conoscenze). Per trasformare la rabbia e il dolore individuale che sono sicuro proviate tutti per una morte “assurda” in un momento collettivo in cui denunciare le responsabilità precise e, più in generale, riaffermare il senso di una vita che valga la pena di essere vissuta.

Martedì 4 agosto, ore 20,30 Circolo Cabana, via Campagnole 22 a Rovereto
ASSEMBLEA PUBBLICA

Giovedì 6 agosto, ore 18,00 Piazza Posta a Rovereto
CORTEO

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