Monti: uno schiaffo ai sindacati

Ieri Monti, davanti al gota delle finanza italiana, ha ulteriormente precisato, per buona pace di Veltroni, che Lui – in quanto tecnico – risponde solo ai suoi capi che non sono i partiti ed i sindacati italiani.
Poi, con la sobrietà del potere ha dichiarato che la riforma delle pensioni è costata solo 3 ore di sciopero e quindi in Italia si possono fare le riforme anche senza il consenso delle parti sociali.
Un sonoro ceffone il primo, un pugno nei denti la seconda dichiarazione di un presidente del consiglio che riconosce ai partiti ed i sindacati il SOLO ruolo di portatori d’acqua ai programma. Il programma in 39 punti della BCE ha ulteriormente precisato per quanti si ostinano a non voler prendere atto che il percorso intrapreso è quello proposto alla Grecia ed al Portogallo.
Non è casuale che nello stesso giorno, da Napoli, il presidente Napolitano – sponsor ed artefice dell’operazione – si sia prodigato nel dire che lui non è il garante delle banche. Un vecchio proverbio contadino dice che: “chi continuare a smentire un fatto vuole solo nascondere una (grande) verità”
Davanti a questa situazione non mi capacito dei comportamenti di Cgil Cisl e Uil che nonostante gli sberleffi ricevuti continuano una trattativa a perdere con questo governo, che gli “urla” in faccia che riforma del mercato del lavoro – targata BCE – si farà anche senza di loro.
Se la riforma delle pensione che è una vera macelleria sociale è costata solo 3 ore di sciopero generale la modifica dell’articolo 18 costerà solo lo sciopero del metalmeccanici???
E’ grave che le tre più grandi organizzazioni sociali del paese si facciano mettere i piedi in testa, umiliare pubblicamente senza avere una reazione, un minimo scatto di una dignità.
Lo scarto esistente fra i dirigenti sindacali e politici con i lavoratori ed i cittadini si misura anche da questo.
Mentre i lavoratori di Pomigliano per difendere la loro dignità di iscritti alla FIOM perdono il lavoro in Fiat ma non rinunciano alla lotta, questi dirigenti sindacali si fanno umiliare pur di non perdere un tavolo (inutile) di trattativa e non andare allo sciopero generale contro questo governo delle banche e della finanza.
Mentre i cittadini si stanno mobilitando per la difesa del voto referendario del giugno scorso, dei servizi pubblici e dei beni comuni in parlamento vengono presentati emendamenti bipartisan (PD, PDL, Terzo polo) per privatizzare i servizi pubblici compresa l’acqua.
Bastano questi due dati per dare la misura della distanza abissale che esiste fra il sentire dei lavoratori e dei cittadini e queste burocrazie sindacali e politiche che non vogliono ne vedere ne sentire le richieste di opposizione che salgono dalla società civile.
Purtroppo anche in trentino questa voglia di privatizzazione produce frutti avvelenati come nel caso di Trento e Rovereto.
Per la ripubblicizzazione dell’acqua e per non regalare 42 milioni di euro a Dolomiti energia il coordinamento trentino acqua bene comune si autoconvoca per
Martedi’ 28 febbraio ore 18 – Via Belenzani – Trento per chiedere che anche a Trento sia il rispettato il voto referendario del giugno scorso.

Ezio Casagranda

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