La beffa dei sindacati silenti

marangoni1Un’altra triste pagina del calvario imposto ai lavoratori della Marangoni di Rovereto da parte dei sindacati confederali che hanno sottoscritto l’accordo capestro senza un mandato vero dei lavoratori e delle lavoratrici.
Già nel nostro volantino distribuito il 10 febbraio scorso in piena vertenza sindacale a sostegno della lotta di questi lavoratori contro un padrone arrogante nei confronti dei lavoratori ma sempre pronto a mungere mamma provincia per avere elargizioni e contributi. Un padrone che appartiene ai “poteri forti” che governano la provincia al quale, come ha dimostrato questa e altre vicende, la politica provinciale si è benevolmente sottomessa.
In quell’occasione ci siamo “scandalizzati” nell’apprendere della scelta “..fatta dai “confederali” di chiamare l’Azienda a spiegare il proprio piano industriale sia l’ennesima dimostrazione della loro totale subalternità culturale a MARANGONI. Per noi il sindacato rappresenta gli interessi dei lavoratori (operai e impiegati) e quindi il suo compito è quello di sviluppare contrattazione per dare dignità e diritti ai rappresentati e non quello di concertare e di piegarsi ai voleri dell’impresa, nella logica della cd. “riduzione del danno” o del “danno minore”.
Pensavamo che quello fosse stato il punto più basso della caduta di autonomia di questo sindacato confederale. Purtroppo ci siamo sbagliati.
Infatti oggi, mentre davanti ai cancelli distribuivamo un volantino di critica forte contro questo accordo che abbiamo definito capestro, dialogando con i lavoratori della Marangoni abbiamo appreso che l’assemblea di illustrazione dell’accordo è stata tenuta noi dai sindacalisti di Cgil Cisl e Uil ma da “un consulente di Bolzano dell’Assessore Olivi” il quale, nel silenzio totale dei funzionari sindacali presenti, ha usato parole pesanti – al limite del ricatto – per imporre un accordo fatto sulla pelle dei 311 dipendenti di Marangoni.
Un accordo che ha ricvuto solo 78 voti su 311 dipendenti totali e quindi non legittimato democraticamente. E’ valido per il solo fatto che le tre confederazioni possono firmare a prescindere dalla volontà dei lavoratori.
Noi pensiamo che questo accordo, se i lavoratori si organizzano, possa essere rimesso in discussione e quindi riaperta la trattativa. Se i Cgil Cisl e Uil possono calpestare la democrazia e la volontà dei lavoratori come ha fatto l’assessore Olivi che porta una responsabilità politica enorme nell’aver costruito questo “orrore sindacale”.
Pensiamo che il presidente della provincia, il comune, e le Istituzioni abbiano dei doveri morali, prima ancora che politici, nei confronti dei lavoratori che non hanno sottoscritto quell’intesa attivandosi per riaprire un tavolo negoziale dove lavoratori e azienda abbiamo pari dignità ed il confronto non sia viziato da ricatti inaccettabili imposto da chi ha ricevuto oltre 80 milioni di contributi provinciali.
Difendere le istituzione significa anche difendere la dignità del lavoro calpestata da un accordo capestro siglato da tre sindacati autoreferenziali e respinto dalla maggioranza dei lavoratori.
Come sindacati di base siamo a fianco di quei lavoratori che non vogliono rassegnarsi ma lottare per riprendersi quella dignità che gli è stata “rubata” da questo accordo.
USB Lavoro Privato – S.B.M. – Slai Cobas

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