Basta accordi capestro. Riprendiamoci il futuro

marangoni3Abbiamo atteso alcuni giorni nella speranza di poter leggere il testo dell’accordo firmato dopo mesi di “trattativa” (sic!) alla Marangoni di Rovereto con il placet dell’Assessore Olivi. Purtroppo sembra che il testo firmato sia “riservato solo a pochi intimi” tra cui la Camusso e quindi dobbiamo limitarci a quanto pubblicato dalla stampa.
Alcune considerazioni generali: Marangoni ha ricevuto, negli ultimi 10 anni, dalla PAT oltre 80 (ottanta) milioni di contributi. Per questo riteniamo vergognoso che oggi siano imposti ai lavoratori ulteriori sacrifici a fronte di un investimento che è pari al 10% dei contributi ricevuti.
Democrazia: se questa parola ha ancora un senso ci permettiamo di rilevare che: i voti favorevoli sono stati 78 a fronte di 311 dipendenti, 172 partecipanti e 127 votanti. Dichiarare che questa è la maggioranza dei lavoratori mi sembra una falsificazione della realtà alla stessa stregua di chi sostiene che “Altrimenti l’azienda avrebbe avuto mano libera nel riassetto”.
Quello della Marangoni è l’ennesimo accordo capestro firmato a livello provinciale da sindacati complici sotto la regia di Olivi. Un accordo che come sindacati di base intendiamo contrastare in tutti i modi possibili per evitare che Marangoni faccia scuola.
Nel merito: riteniamo “sindacalmente demenziale” stabilire 10 esuberi mentre si cancella la mezzora di mensa retribuita per i turnisti e si aumenta l’orario di lavoro di 8 giornate annue. Pochi che lavorano molto e tanti giovani che restano disoccupati è la filosofia che regge l’impalcatura dell’accordo. Un filosofia che suona come uno schiaffo morale, dato dai firmatari di questo accordo, nei confronti dei giovani disoccupati.
I lavoratori devono pendere coscienza che questi complici (spesso a loro insaputa) del padrone nei congressi sostengono la riduzione dell’orario in nome dell’occupazione e poi nell’agire quotidiano firmano accordi che aumentano gli orari di lavoro, cancellano la pausa mensa retribuita e riducono il salario di chi si ammala.
Oltre e peggio di Marchionne potrebbe essere lo slogan riassuntivo di questo accordo dove della parti sociali che poco conoscono le condizioni di fatica e di alienazione a cui sono sottoposti i lavoratori in produzione, non vivono i disagi dei turni notturni ma si arrogano il diritto di stabilire per accordo quanto i lavoratori possono ammalarsi in corso d’anno.
Una scelta che cancella il diritto alla salute subordinandolo al profitto ed il diritto al lavoro trasformandolo in concessione dell’azienda.
Infatti l’accordo non interviene sulle possibili cause di assenza (turnazioni, ritmi, saturazioni, carchi lavoro, autoritarismo, ecc.) ma sulla retribuzione del lavoratore (in barba all’art. 36 della Costituzione) sancendo per accordo, e quindi a prescindere dalla scienza medica, che la malattia non è più una patologia involontaria e quindi chi si ammala deve essere punito in quanto incide sui profitti aziendali, ops!!, pardon, sui costi della produzione.
Salvo che per gli ipocriti tutti sappiamo che l’unico modo in cui il lavoratore può ridurre l’incidenza d malattia è quello di andare a lavorare anche se ammalato.
Per questo noi pensiamo che i lavoratori che nei diversi modi possibili, non hanno dato il loro assenso a questo accordo non possono essere lasciati soli per evitare che dentro chi – vuole opporsi al dilagare dell’ideologia padronale – oggi prevalga la rassegnazione rispetto alla rabbia per essere stati traditi nei loro ideali di lavoratori.

No alla rassegnazione, riprenderci il futuro è ancora possibile

USB Lavoro Privato – SBM – Slai Cobas

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