Bologna e Torino, modelli per le privatizzazioni ?

Il Consiglio Comunale di Torino dopo aver approvato la privatizzazione degli asili, ieri ha approvato la privatizzazione dell’Amiat e della società che gestisce l’inceneritore. C’è poco da commentare, c’è solo da prendere atto che non c’è solo il pd a tradire il popolo dei beni comuni, ma anche altri partiti che su questo terreno hanno investito nella propria immagine nazionale.
Che questo poi avvenga a pochi giorni dalla sentenza della Consulta, che ha riconosciuto le ragioni dei movimenti referendari contro le norme di Berlusconi che favorivano le privatizzazioni, onestamente fa ancora più rabbia. A Torino, da ieri i movimenti e la sinistra che nei giorni scorsi hanno firmato un appello per impedire le privatizzazioni, hanno iniziato a capire chi sta da una parte o dall’altra della barricata. L’astensione di SEL e IDV in questa votazione è una ipocrisia da ceto politico che pur di mantenere il proprio scranno, non trova di meglio da fare che turarsi il naso e bere di tutto. Del resto la ricetta del “diciamo cose di sinistra per far passare cose di destra” sembra essere stata assunta anche a Bologna, dove SEL e IDV si sono astenute sulle convenzioni delle scuole paritarie.
Non è un caso infatti che ieri Fassino abbia ringraziato pubblicamente il partito di Vendola e di Di Pietro per non aver messo in crisi la maggioranza. Stesse parole dette dal sindaco di Bologna qualche giorno fa. 
In breve, nelle due città maggiori dove governa la foto di Vasto, sembra delinearsi un modello applicabile in tutti i comuni governati dal centro sinistra per le prossime privatizzazioni.  il Pd ed i moderati tengono in mano il bastone e sel e idv al massimo si astengono assicurando però la tenuta della maggioranza. Insomma sono nati i partiti di “astensione e di governo”. C’è di che riflettere, perchè nei prossimi mesi i padroni non staranno con le mani in mano e cercheranno di portare avanti il processo delle privatizzazioni  con l’aiuto del Governo Monti che stringerà il cappio al collo messo già da tempo alle amministrazioni comunali. Quello che la sentenza della Consulta ha buttato fuori dalla finestra, rispettando la volontà referendaria, rischia di rientrare dalla porta.

Fonte: controlacrisi.org

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