Art.18: L’ideologia di Ugo Rossi

Intendiamo rispondere all’assessore provinciale al welfare Rossi a seguito delle dichiarazioni riportate sul giornale nell’edizione di lunedì 6 febbraio. Rossi si scaglia con livore contro le tutele dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, reo a suo dire di mettere un cappio al collo delle imprese.
L’art. 18 nelle imprese sopra i 15 dipendenti tutela i lavoratori contro i licenziamenti ingiustificati o discriminatori o privi di motivazione. Nel caso in cui il lavoratore licenziato dimostri la bontà delle proprie ragioni ha la possibilità di scegliere se venire reintegrato o indennizzato dal datore di lavoro con quindici mensilità di salario. Nelle aziende sotto i 15 dipendenti, dove l’art. 18 non si applica, se il licenziamento è ingiustificato è il datore di lavoro a scegliere se riassumere il lavoratore ingiustamente licenziato o se indennizzarlo per un massimo di sei mensilità di salario aumentabili a seconda dell’anzianità di servizio del lavoratore.
E già qui è palese la differenza vergognosa di trattamento tra chi lavora in un’impresa sopra i 15 dipendenti e chi in una sotto. In Trentino così come nel resto d’Italia più dell’80% delle imprese non è vincolata dall’art. 18. Eppure la crisi economica attuale ha fatto saltare per prime le piccole imprese cioé quelle che possono licenziare più facilmente (basta vedere anche le liste di mobilità provinciale e si capisce che la stragrande maggioranza dei lavoratori licenziati proviene dalle piccole imprese) e questo dato inconfutabile contraddice le affermazioni di Rossi, che vede nell'”immobilismo” dei lavoratori garantiti da quell’articolo la causa della caduta di produttività e di competitività delle aziende.
Rossi non capisce o finge di non capire che le piccole imprese sono ausiliarie e dipendenti dalle dinamiche delle grandi imprese e quando le seconde sono in crisi le prime sono letteralmente spazzate via dal mercato. E’ la legge del capitalismo, non dell’art. 18. Rossi prosegue le sue argomentazioni sostenendo che l’eliminazione dell’articolo aiuterebbe i giovani ad entrare nel mondo del lavoro ma non spiega come possano aumentare i posti di lavoro.
Ci aiuti a capire: se si toglie il vincolo dell’art. 18 per i licenziamenti cosiddetti economici, cioé causati dalle dinamiche economiche, perché mai un’azienda in crisi che ha appena licenziato dovrebbe riassumere?
E se riassumesse, riassumerebbe a minori costi utilizzando magari il contratto dell’apprendistato che garantisce anni di precarietà ai lavoratori che continueranno ad essere ricattati e vantaggi retributivi e contributivi per le ditte oppure assumerebbe lavoratori precari ricordando loro che il contratto non sarà rinnovato se non fanno qualche ora di volontariato o rinunciano al salario integrativo aziendale o chiedono che i loro diritti vengano rispettati.
Chi paga tutto questo se non la classe lavoratrice e gli aspiranti lavoratori, messi vergognosamente in competizione fra di loro dal sistema capitalistico protetto da partiti e istituzioni del tutto collaterali alle logiche del mercato? E’ quindi chiaro che l’obiettivo del recupero di produttività e di competitività sarà portato interamente sulle spalle della forza lavoro, ricattata e sfruttata.
Rossi giustifica il suo progetto, condiviso anche da Dellai, Confindustria e sindacati compiacenti, facendo leva sul sistema sociale trentino, che via via si sta sempre più privatizzando con forme di pensione e sanitarie integrative e che accoglierà altri ammortizzatori sociali delegati dallo stato quali le indennità di disoccupazione, cassa integrazione e formazione di personale in mobilità.
Assistenza e previdenza saranno poi cogestiti da sindacati e imprese a livello provinciale o addirittura aziendale con il risultato di indebolire lo stato sociale pubblico in favore di forme private che discrimineranno i lavoratori a seconda del settore o addirittura dell’azienda dove lavorano e che aggraveranno ulteriormente le condizioni dei precari e dei disoccupati.
I lavoratori e i disoccupati devono unirsi nella comune lotta contro il sistema capitalistico supportato dalle istituzioni affinché paghi chi ha causato la crisi e si tutelino il tessuto produttivo e lo stato sociale pubblico attraverso l’estensione dell’art. 18 a tutte le imprese e garantendo la pubblicizzazione degli ammortizzatori sociali, dell’assistenza e della previdenza. I sindacati devono difendere i diritti e le tutele della classe che rappresentano e non possono accettare che l’art. 18 diventi merce di scambio per ottenere la cogestione dello stato sociale.
Mirko Sighel
PRC del Trentino

2 commenti

  • sbmtrento

    In Trentino, come nel resto d’Italia, da tempo assistiamo a continue battute spacciate per opinioni politiche, ad uscite da barzelletta che costituirebbero una simpatica commedia se non fossimo in pieno dramma sociale.

    L’ultima boutade dell’assessore Ugo Rossi – quello che piace tanto alla CGIL trentina – è burlesca. Per battere la disoccupazione va eliminata la legge che tutela i lavoratori dai licenziamenti senza giusta causa o giustificato motivo! E’ come dire: per sconfiggere l’evasione fiscale eliminiamo la guardia di finanza, così i padroni EVASORI si sentiranno più liberi. A questa riderebbero tutti, alla scempiaggine del politico nostrano, nessuno sogghigna. Anzi: la sua è niente meno che da prima pagina…

    D’altronde, finché quelli che hanno prodotto la crisi economica e finanziaria verranno indicati come coloro che salveranno l’Italia dalla crisi, il signor Rossi potrà dire insulsaggini come quella “dell’assoluta inamovibilità del lavoratore”. O magari, per assumere i giovani bisogna allungare la vita lavorativa ai vecchi!

    Ma quand’è che i super-garantiti alla Monti, alla Fornero, alla Ichino ed alla Rossi la pianteranno di sparare sciocchezze sulla malleabilità della forza lavoro da posizioni di stabilità ben cementate politicamente?

    E visto che il signor Rossi nostrano vorrebbe trasformare il Trentino in un laboratorio (o, come dice, “terra di sperimentazione”), facesse lui da cavia!

    SINDACATO DI BASE MULTICATEGORIALE – TRENTO

  • Sanprecario

    Concordo pienamente con quanto scritto da SBM di Trento. Quello che appare grave è che a queste barzellette di Monti e del signor Rossi ci credono per primi i sindacati.
    Sanprecario

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