UNIFARM: Presidio SBM per i diritti

Stamattina si è tenuto un presidio di protesta davanti alla sede dell’UNIFARM, il colosso regionale della distribuzione dei farmaci, con oltre 300 dipendenti, un patrimonio netto di euro 62.103.195 e un attivo di euro 164.633.906 per l’esercizio 2012. Motivo della protesta, il rifiuto categorico dell’azienda di Ravina di riconoscere i diritti sindacali di S.B.M. e dei suoi associati interni alla ditta, con il “silenzio-assenso” delle federazioni di categoria FILCAMS/CGIL, FISASCAT/CISL e UILTUCS/UIL che mal digeriscono una concorrenza con il sindacalismo di base.

Da circa due anni S.B.M. ha iniziato la propria attività sindacale dentro UNIFARM, quando alcuni lavoratori e lavoratrici lamentarono un trattamento discriminatorio sull’attribuzione dei livelli di inquadramento economico. A fronte di una scandalosa situazione in cui operai ed impiegati di differenti livelli (in genere fra il 3° ed il 5°) svolgono medesime od equivalenti mansioni, il sindacato di base ha dapprima tentato di risolvere la questione in sede conciliativa, dando molto tempo all’impresa per decidere. A fronte del muro di gomma della direzione, è stata costretta a depositare una causa di lavoro che attualmente si trova avanti il Tribunale di Trento, nelle mani del dottor Giorgio FLAIM, giudice del lavoro. S.B.M. ha poi sostenuto varie vertenze soggettive, con particolare riguardo allo stato di disagio che incontrano le lavoratrici con figli di prendersi cura della loro prole. Un caso è finito anche sul tavolo della Consigliera delle pari opportunità, per la condotta manifestamente opprimente impiegata dalla direzione. Ma il colpo grosso, che il gigante di Ravina ha patito senza poter nulla, è stata la grande vittoria al referendum sul contratto collettivo aziendale di lavoro, siglato dieci mesi fa dalle federazioni FISASCAT/CISL e UILTUCS/UIL e dall’80% del consiglio di fabbrica (o di azienda), con la FILCAMS/CGIL ed il 20% della rappresentanza interna alla finestra senza firma. La consultazione fra i lavoratori e le lavoratrici diede ragione alle ragioni del NO sostenute da S.B.M. con il 75% di consensi. Fu un secco NO all’accordo-bidone, ritenuto troppo “filo-padronale” e senza diritti per le maestranze. Da quel momento l’azienda ha negato qualsiasi possibilità a S.B.M. di esercitare la propria attività sindacale nella ditta. Anche quando la Corte Costituzionale – nella vertenza FIAT (Marchionne) vs. FIOM – scrisse a chiare lettere che non può esserci esclusione di un sindacato rappresentativo solo perché non ha firmato un accordo, visto che si creerebbe l’assurda situazione in cui le rappresentanze sindacali dei lavoratori – perché non sottoscrittrici di accordi, a tutela della forza lavoro – sarebbero escluse dalla possibilità di esercitare i diritti sindacali in azienda e questi verrebbero riservati ai soli sindacati accondiscendenti con il padrone. Un paradosso nell’ambito del conflitto che oppone da sempre padroni e lavoratori. Anche la modifica dei giudici costituzionali non è servita a nulla ed un’assemblea convocata questa mattina in azienda da S.B.M. e la propria rappresentanza interna, è stata vergognosamente vietata dalla direzione con un comunicato a tutto il personale, arrivando nello stesso anche a minacciare, seppur velatamente, la forza lavoro alle proprie dipendenze. S.B.M. non ha accettato questo vergognoso divieto e stamattina ha svolto un presidio, con musica, interventi al microfono, un’assemblea volante con il personale durante i dieci minuti di pausa e qualche fumogeno per colorire la giornata un po’ grigia. Sono anche stati affissi due striscioni, uno dei quali ha fatto andare su tutte le furie il direttore del personale ing. BALTER che avrebbe chiamato la polizia per la rimozione (le foto allegate mostrano alcuni momenti dell’odierno presidio). Oggi è stata la prima iniziativa, in verità molto soft, a cui ne faranno seguito tante altre fino a quando la dirigenza UNIFARM non ammetterà che nella loro ditta esiste anche S.B.M. ed un gruppo battagliero di lavoratori e lavoratrici che non intendono accettare le prepotenze aziendali.

SINDACATO di BASE MULTICATEGORIALE – TRENTO

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