Strage di Bologna: per non dimenticare

Esprimo la più viva e sincera solidarietà a Lorenzo Conti per quello che scrive (in all.to) ; ho provato nel leggerlo la stessa repulsione e rabbia per il comportamento indegno delle “istituzioni” nate (e subito dopo morte) dalla lotta di liberazione.
Nella bufera dei sentimenti lo sdegno e la vergogna sono il minimo che si possa esprimere di fronte ad uno “stato” complice degli assassini stragisti ma non basta… a togliere il dolore, che la sete di giustizia di ogni essere umano libero reclama, ci vuole la lotta di resistenza dei padri.

Riflessioni:

Chi ha vissuto quella tragedia non sa più cosa dire: il dolore ha rinsecchito il pianto e le parole hanno perso di significato sostituite dalla rassegnazione o dall’indignazione per i vergognosi ritardi della politica e della giustizia, per i depistaggi e le falsità…, ma chi fortunatamente ne è rimasto fuori ha il dovere umano, civile e morale di farsene carico. Andare avanti, rispondere ai propri sentimenti senza attendere risposte.
Qualcosa succederà. Nel percorso ho incontrato persone che hanno perso figli, fratelli, amici. Ho parlato del lutto, del dolore intimo del lutto e del rumoroso “predicare” dei “portavoce”, che è si solidale ma è anche (troppe volte) esagerato“rumore di niente” perchè non rimargina le ferite le copre. Alcuni di loro sono ancora presenti, indignati; altri scoraggiati si sono salvati dal dolore, troppo forte, appoggiandosi alla lettura, alla poesia, alla fede. “A che serve gridare?” “Dopo tanto dolore è meglio consolarsi un po’ con la poesia”. “La poesia non uccide”. E’ vero! Ma, la poesia non ha mai cambiato il mondo e mai lo cambierà.
Attraversare un pezzo d’Italia – dal Brennero a Bologna – di corsa a piedi, in bicicletta, in canoa, con le magliette della strage, unisce al gesto poetico un sentimento di ribellione di quelli che non dimenticano il passato.
La tragedia di questa nostra Italia disastrata dalle stragi (più o meno di Stato, di mafia e di P.2) e dalla mediocre politica dei governi di destra e di centro-sinistra, sta nel fatto che troppi vivono al passato e del passato. Dal vecchissimo (insopportabile) presidente, ai sudditi che abbandonano i loro affanni nelle canzonette, nei pianti, negli amori sfiniti, nella violenza, nelle pallonate e nelle sporcaccionate che proprio le televisioni del leder elargiscono in osanna di baci (e domani di sputi) in quantità tale da intorpidire troppi cervelli affaticati dal vivere quotidiano.
Anziani che ogni giorno hanno difficoltà di sopravvivere, trovano comunque i soldi per il gioco (che sostituisce l’impegno e la protesta con una ridicola speranza parassitaria).
Trovano i soldi per comperare la tessera di Mediaset Premium che gli permette di vedere in diretta-24 ore su 24- le grandi cazzate.
Ragazze dal bel fisico, giovani apparentemente intelligenti (ma anche i loro padri) non si stupiscono  per Vespa, per Maria De Filippi, per il disinteresse generalizzato alle soluzioni dei problemi del paese (che sono anche loro).
Della vita comune non sanno nulla. Non si interessano di nulla. La vita per loro è solo ora.
In tale contesto conservare ancora memoria, ribellione civile e politica, è investire per il futuro. Assieme a chi – famigliari e superstiti – ancora ci credono, sapendo che nell’attesa il risultato non dipende dalla nostra e mia volontà.
Antonio Marchi

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