Sciopero, lavoro nero e appalti pubblici

Nei giorni sorsi è stata pubblicato il rapporto di quanto effettuato dalla guardai di finanza in materia di controllo e di lotta all’evasione fiscale in Trentino Alto Adige.
Un dato che emerge con forza, anche se negli articoli è rimasto in sordina è l’alto numero di lavoratori in nero scovati dal lavoro del finanzieri e gli appalti irregolari.
149 imprese che hanno occupato 225 lavoratori in nero di cui anche nei mercatini di Natale.
Il quadro che ne esce è la conferma che la deregolamentazione del lavoro, la cancellazione dei diritti e lo smantellamento di ogni tutela sociale fatta con il job act ha portato solo soldi nelle tasche delle imprese senza intaccare la piaga del lavoro nero, precario e super sfruttato.
L’esplosione dei vaucher, seguito a ruota dal lavoro interinale ed a chiamata, conferma che questo strumento non ha ridotto, ma coperto il lavoro nero: spesso si lavora tutto il giorno ma di viene liquidati con qualche vaucher.
Quindi dall’attività della guardia di finanza emerge che in materia di lavoro, evasione ed abusi vari il Trentino non è poi così tanto diverso o migliore della Lombardia o del Veneto.
Per evitare i due referendum il Governo Gentiloni ha fatto due passi indietro rispetto ai voucher e sugli appalti anche se sono ancora molte le incognite che rimangono aperte e che rischiano di far entrare dalla finestra quello che sembra uscito dalla porta.
Secondo il decreto Gentiloni viene ripristinato la responsabilità in solido dell’appaltatore anche se, purtroppo, nell’era del jobs act., restano a rischio le clausole sociali negli appalti dei servizi e la fumosità dei controlli che restano ancora generici e discrezionali.
Il prossimo 30 marzo USB chiama allo sciopero i lavoratori pubblici contro la precarizzione del lavoro pubblico con o slogan NO al “precaReato” nella pubblica amministrazione ed il 31 il personale degli appalti sciopera contro il tentativo del padronato di cancellare l’obbligo dell’assunzione del personale occupato negli appalti dei servizi e delle pulizie.
Solo se su questi problemi diventano iniziativa quotidiana la lotta potrà garantire questi diritti oggi messi in discussione da quanti ritengono che il lavoro oltre a diventare precarietà generalizzata venga vissuto come concessione anziché come diritto garantito dalla Costituzione.
Quindi ritengo che su queste questioni va aperto a tutti i livelli il confronto con gli enti pubblici su due questioni:
Inserire norme vincolanti siano inserire nei capitolati di appalto obbligando l’azienda aggiudicataria ad assumere tutti/e i dipendenti continuando ad applicare l’articolo 18 a tutti i lavoratori e lavoratrici.
Definire norme precise quanto si parla di controlli i quali non possono limitarsi limitarci a solo rispetto dei capitolati bensì puntare sulla quantità e la qualità dei servizi, sulle condizioni di lavoro e pretendere dall’ente appaltante di avere una visione di insieme che certo non scaturisce da una lettura asettica dei capitolati ma anche da un confronto con le lavoratrici ed i lavoratori che ogni giorno operano per la realizzazione dei servizi.
La questione degli appalti deve quindi diventare qualcosa che vada oltre il mero controllo di gestione, guardando concretamente alle condizioni delle lavoratrici dei servizi diventino ostaggio di logiche che determinano inaccettabili condizioni lavorative e retributive.
Ezio Casagranda

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