Sanità, autonomia cercasi

Oggi sul giornale L’Adige fra le tante notizie ho letto l’approfondimento dal titolo “sempre più accessi al pronto soccorso”
Dopo il leggero calo registrato nel 2010, il numero degli accessi è tornato a crescere e se guardiamo alle fasce di età, a rivolgersi al pronto soccorso sono soprattutto i bambini e gli anziani.
Questa, in sintesi, la notizia riportata dal Vostro giornale che dimostra che l’introduzione del ticket non risolve il problema e colpisce le fasce più deboli della società. Bambini ed anziani.
Come più volte abbiamo affermato l’introduzione del balzello sulla salute è una operazione puramente economica e di recupero di risorse da parte dell’azienda ospedaliera, una tassa che penalizza il cittadino più povero il quale non sempre ha la possibilità di ricorrere alle cure del medico di base – che ormai ti visita su appuntamento – e con orari non sempre coincidenti con le esigenze di chi si sente male.
Infatti, se stai male, e non sei esperto in medicina, cerchi il più vicino posto sanitario per avere le necessarie cure o assicurazioni che il dolore che senti non è niente di grave. Non essendoci altri presidi sanitari sul territorio non ti resta che recarti al pronto soccorso. Pensare, poi che uno fa 8/10 ore di attesa (codice bianco) magari di domenica o di notte, per semplice sfizio o per pigrizia al sottoscritto appare come un’offesa.
Molti operatori della sanità, sia locali che nazionali, hanno più volte denunciato che il problema dell’affollamento al pronto soccorso richiede interventi sul territorio, nella prevenzione, nel sistema delle farmacie e in un diverso ruolo del medico di base.
Ma questa giunta provinciale, su proposta dell’assessore Rossi, anziché rilanciare il ruolo del medico di base e allargare la fascia di intervento delle politiche di prevenzione ha scelto la strada più facile, quella di usare le tasse (ticket) come deterrente verso i cittadini per ridurre il ricorso al pronto soccorso. Una scelta miope e classista, che non ha risolto nessuno dei problemi e così, dopo mesi di sperimentazione ci troviamo nella stessa condizione.
Prevenzione sul territorio ridotta al lumicino e alti accessi al pronto soccorso. Rossi può essere orgoglioso del fatto che molti trentini sono costretti a pagare 50 euro (per molti lavoratori è pari al 5% del loro stipendio mensile) che vanno a ridurre i buchi di bilancio provocati dai lauti compensi erogati ai dirigenti dell’azienda sanitaria.
Oggi il governatore Dellai, tuona contro chi attacca la nostra autonomia dichiarando che non sempre autonomia significa spreco. Forse ha ragione Dellai, anche se nutro qualche dubbio, pensando alla Base di Mattarello, a Metroland, le operazioni immobiliari sulla città di Trento o lo stesso “nuovo ospedale”, ma sicuramente dal punto di vista della sanità questa nostra autonomia assomiglia troppo alle politiche della vicina Lombardia.

Ezio Casagranda

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