Prezzi in crescita e salari in frenata. la crisi morde il lavoro

Nel mentre Monti da Bruxelles comunica che lunedì 5 dicembre il consiglio dei ministri confezionerà il pacco dono di Natale per i giovani, studenti, pensionati, lavoratori, disoccupati e per quanti vivono del loro lavoro, l’Istat comunica che nel corso del 2011 a fronte di un’inflazione che corre al 3,4% i salari sono stati sostanzialmente fermi.
Inoltre l’Istat rileva che la forbice tra gli incrementi degli stipendi e l’aumento del costo della vita tocca i livelli massimi dal 1997.  A questo punto diviene d’obbligo una domanda: ma dove è il sindacato?? Com’è possibile che il paese con le più grandi organizzazioni sindacali i lavoratori abbiano, non solo i salari fra i più bassi d’Europa, ma che l’Italia sia anche uno dei pochi paesi europei dove i salari sono fermi da anni??
In attesa di una risposta preme rilevare, e per questo non serve essere grandi economisti, che il blocco dei salari ed il mancato rinnovo dei contratti è stato trasformato, dal governo, in un tassa occulta sul lavoro e sui lavoratori. Un’operazione che è stata possibile perchè in questi anni è stata assente qualsiasi forma di opposizione, sia parlamentare che sociale, sui temi del lavoro e del salario.
Per il 2012 l’Europa prevede l’Italia in recessione ma questi grandi soloni dimenticano che le retribuzione di milioni di lavoratori sono da anni in recessione e che forse sarebbe opportuno affrontare il problema recessione aumentando la capacità di spesa delle retribuzioni e dei salari.
Monti oggi ha dichiarato che il pacco di natale sarà confezionato senza un confronto con le parti sociali e quindi per il sindacato, e per la Cgil in particolare, appare chiara senza una vera lotta la loro funzione viene tranquillamente messa in mora relegandoli a ruolo di pompieri, sulla scia di Bersani, nei confronti dei riottosi, per far loro ingoiare: riforma delle pensioni, ICI, cancellazioni dei diritti, del CCNL, istituzione del Contratto unico, tasse varie e aumento delle tariffe, grandi opere e distruzioni ambientali.
E questo non è tutto, non è escluso che, con la scusa della recessione, oltre al regalo di natale ci sia anche quello della befana.
Il tutto, senza toccare gli interessi di quanti hanno causato la crisi (banche, speculatori, e grandi ricchezze. Per questo ho sottoscritto l’appello per un Audit sul debito proposto dai francesi e rilanciato dall’associazione rivoltaildebito.org.
Se sei interessato ad approfondire il tema puoi leggere l’articolo di Salvatore Cannavò.

Ezio Casagranda

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