Orsa Daniza: Il fallimento ambientale della PAT

orsaRiceviamo dal Nicola queste interessanti riflessioni – che condividiamo – sul fallimento della politica ambientale della provincia. Un fallimento che si vuole mascherare dietro “Daniza Si, Daniza No” come dimostra il finto scontro Rossi- Olivi.
La redazione.
Gentile redazione da anni seguo questo “caso orsi” iniziato non per volere dei plantigradi, ma di un gruppo di “esperti” che ha re-introdotto l’animale per un presunto scopo scientifico, ma con il reale intento di promuovere la Provincia di Trento e il conseguente introito turistico.
La cosa è scappata di mano in quanto l’orso, giustamente, si riproduce e, altrettanto giustamente, si ciba di vegetali ed animali: ovvero è un onnivoro come l’essere umano. Tiene alla propria prole, come ogni mamma umana, e se si vede in pericolo attacca l’uomo per spaventare, non per uccidere. Gli “esperti” non hanno una soluzione per far fronte al problema.
Ora, annunciano l’eventuale abbattimento degli orsi capricciosi che non sottostanno al decreto provinciale che impone loro di essere educati (spero che abbiano affisso una copia nelle foreste in cui gli orsi girano, anche per informare il plantigrado). Al contrario perché non pubblicano quanto effettivamente è costato il progetto life ursus? Un progetto che ha fatto da cassa di risonanza alle bellezze naturali presenti in trentino: da Torino a Palermo l’orso campeggiava come simbolo ovunque invitando le genti a venire a trovarci per scoprire la natura qui presente.
Un trentino che velocemente si sta allontanando dall’ambiente naturale dal quale è sorto: buche enormi nel mezzo del parco Adamello-brenta da utilizzarsi per gli innevamenti sciistici; abbattimenti d’alberi per far posto a piste e funivie d’ogni sorta; per non parlare di pesticidi e altre amenità anti-ambientali che scopriamo di tanto in tanto. In fondo a tutto anche l’orso, un essere che è l’emblema massimo che una natura incontaminata possa vantare: schiavizzato per il volere passato di alcuni satrapi reggenti di questo luna park in cui è stato trasformato il trentino.
Si spendono milioni per musei con lo scopo di informare e accrescere culturalmente la gente, ma vedendo le decisioni prese dai nostri governanti, credo che li abbiano accuratamente evitati questi luoghi di conoscenza. O almeno la loro sensibilità non è tale da portarli a prendere decisioni giuste oltre che intelligenti. Spero che l’orso non venga abbattuto, ma che venga riportato in un ambiente consono dove possa vivere in pace e secondo la propria natura.
Il fallimento di life ursus è anche il fallimento dell’ambiente trentino come entità in cui possono convivere in armonia animali e persone. Un fallimento politico d’una classe arrogante che sperpera denaro pubblico per un proprio tornaconto. Un fallimento che deve essere portato alla ribalta così da non ingannare i turisti che ci vengono a trovare, credendo di vivere in una realtà naturale e non in una natura virtuale in cui gli animali sono solo delle comparse da togliersi quando non servono più. Chiedo uno sforzo per mettersi anche nei panni di quest’animale la cui unica colpa è di essere incappato nei nostri governanti.

Nicola Messina

Un commento

  • antonio

    Condivido l’articolo di Nicola. Le responsabilità di vendere un trentino tutto foreste e corsi d’acqua dove la natura domina incontaminata è anche dei quotidiani locali: ieri in Val di Non. Sono in compagnia di amici di Caserta che mi fanno i complimenti sull’ambiente ecc.ecc.; leggo distrattamente L’Adige, mi sbalordisco dello spazio dedicato, del clamore e del sensazionismo con cui tratta l’incidente avvenuto con l’orso (4 pagine fitte) che non ha paragoni con l’accaduto che ha a che vedere solo con una normale paura (fifa) del malcapitato.
    Ora se questo viene letto da migliaia di trentini che già non vogliono l’orso e ignorano tutto quello che dice Nicola, la “romanza” dell’orso “cattivo” da abbattere è fatta.
    antonio

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