Operazioni immobiliari e diritto alla casa

Pubblichiamo questo contributo di Elio Bonfanti sulle politiche abitative ed immobiliariste della PAT.
La Redazione.

Spero non basti una risposta stizzita del Presidente Dellai a chi gli chiedeva conto della evidente vocazione immobiliarista della Giunta Provinciale a fermare un dibattito che ha grandi implicazioni sia urbanistiche che politiche.
A Trento stiamo assistendo ad un paradosso. A fronte di centinaia di alloggi vuoti, di lottizzazioni approvate e pronte a partire (via Fermi, Canova, Sopramonte, etc.), di piani guida con grandi capacità edificatorie (Trento Nord), di interventi in fase di realizzazione (valgano per tutti i 48.000 metri quadrati di residenze previsti nell’area Michelin e tutt’ora nella stragrande maggioranza non venduti), di una capacità edificatoria residua dei recenti piani regolatori cittadini per almeno 4 milioni di metri cubi (pari a circa 15.000 alloggi di circa 80 metri quadrati ciascuno), la domanda casa cresce (sono 2500 le domande ITEA) e cresce anche in quelle aree sociali (giovani, lavoratori, giovani coppie, anziani…..) che in conseguenza di una normativa volta ad occultare la domanda abitativa – l’attuale ICEF – sono escluse dalla possibilità di pensare sia ad una casa pubblica che all’acquisto di un alloggio.
Insomma, domanda ed offerta non si incontrano perché le case che si stanno costruendo non rispondono ne ai requisiti della edilizia economico popolare, ne ai bisogni abitativi di un ceto medio impoverito dalla crisi economica.
Siamo in presenza di una bolla immobiliare che per non scoppiare deve tenere alti i prezzi di vendita in quanto sono di fatto gli istituti di credito o i fondi immobiliari i veri proprietari di quelle costruzioni e il loro deprezzamento, che dovrebbe essere naturale in un momento di grande magra del mercato, farebbe saltare non solo i formali proprietari delle costruzioni ma una parte consistente del sistema economico che su questa finanziarizzazione del mercato ha lucrato in maniera enorme ed intende continuare a farlo vendendo il proprio invenduto all’ente pubblico.
Di fronte a questa situazione la Provincia fa la immobiliarista ovvero è la protagonista di politiche urbanistiche che operano per tenere alto il mercato ed aiutare la speculazione.. Di esempi se ne possono fare molti. Cosa è se non un favore alla speculazione immobiliare e a politiche di disarticolazione del territorio la scelta del trasferimento dell’ITI e dei Geometri dalla “cittadella della degli studi” verso altre destinazioni urbanistiche per permettere che in quell’area si realizzino nuove cubature residenziali e commerciali senza che di esse vi sia alcuna necessità, non solo dal punto di vista residenziale ma neppure da quello della edilizia scolastica. Cosa è se non operare in maniera speculativa sul mercato il decidere prima di non realizzare i propri uffici in via Romagnosi, dopo aver parlato in passato di quella come una scelta strategica ed aver demolito le costruzioni esistenti fino al dover pagare penali salatissime ai progettisti danneggiati dalla non realizzazione delle opere. E neppure alcuni mesi dopo denunciare la necessità di acquisire uffici pubblici (quelli stessi che si doveva costruire !) e proporre di mettere sul mercato alcune proprietà pubbliche oggi utilizzate come uffici, peraltro assolutamente funzionali, per ricavare la somma per i nuovi acquisti (magari in quel secondo lotto dell’area Michelin a sud degli attuali lavori, come da parte di esperti ben ammanicati si sussurra)?
Cosa è se non un favore alla rendita fondiaria e speculativa la totale assenza di politiche pubbliche per la casa, i ritardi nella realizzazione del piano decennale, l’ assenza di aree o di politiche di riuso dell’esistente per l’edilizia pubblica, l’aumento dei canoni di locazione ITEA fino al loro quasi raddoppio come è previsto nel nuovo regolamento per l’accesso agli alloggi pubblici in discussione presso la competente commissione legislativa ? Cosa è se non l’incentivo alla concentrazione delle funzioni immobiliari e dei servizi sulla città con la conseguenza di far divenire insopportabili i carichi antropici, aumentare i disagi e valorizzare i territori e le rendite di posizione, la scelta di Metroland. Ovvero una costosa ed inutile opera pubblica che azzererà le distanze fra la città e la estrema periferia, trasformando il Trentino in una provincia spopolata e massificata? Cosa è se non un incentivo alla rendita fondiaria la legislazione urbanistica degli ultimi anni improntata allo “jus edificandi”, ai crediti edilizi, alle perequazioni, in una parola alla deregulation del settore, che ha come ricaduta sugli enti locali territoriali la fine delle risorse per politiche di gestione diretta dei territori e del loro sviluppo?
E a tutto questo si aggiunge una politica pubblica dove le grandi opere la fanno da padrone (Inceneritore, TAV, base militare di Mattarello, nuovo carcere, nuovo ospedale, polo giudiziario, uffici provinciali, etc) e dove le agenzie pubbliche spesso aiutano i soliti noti a diventare ancora più ricchi o a fare soldi con i beni comuni (gli utili della Marangoni sono il prodotto del leasing back milionario dato alla azienda dalla provincia); la Patrimonio immobiliare agisce sul mercato come una società speculativa privata; Trentino energia è privata quasi al 40% e distribuisce ai privati i proventi di un bene comune come l’energia senza dare vita a pressochè nessuna politica di energie alternative e di converso, come se fosse il suo compito istituzionale, fa l’azionista dentro l’affare Michelin e perde soldi pubblici mettendo fra l’altro in difficoltà il Comune di Trento; Trentino Sviluppo distribuisce risorse ai soliti noti.
Il modello di sviluppo dellaiano è un modello di sviluppo fondato sulla messa a valore dei territori e dei beni comuni, su agenzie a maggioranza pubblica che agiscono sul mercato con la stessa logica delle aziende speculative. Purtroppo la nostra è una provincia dove la speculazione immobiliare e fondiaria svolgono un ruolo centrale e dove il ruolo dell’ente pubblico è stato quello di facilitare questi processi, incentivare i privati a diventarne protagonisti.
Rimettere in discussione la vocazione immobiliarista della Provincia e della sua Giunta è quindi più che mai necessario se davvero vogliamo occuparci della polpa delle politiche pubbliche anziché accontentarci di qualche briciola che ancora può cadere dal tavolo vista la quantità delle risorse della Autonomia Provinciale. Ed è a cominciare dalla politiche abitative che deve avvenire una rottura netta con il passato.
Invece di mettere insieme i potenti ed i poteri forti, le finanziarie e i nuovi ricchi, le archistar i manager pubblici ed i novelli parvenau, in cene riservatissime, per capire come dare nuovo slancio al quartiere delle Albere, che fino a prova contraria è un intervento speculativo privato che ha già abbondantemente beneficiato dell’intervento pubblico che ha reso possibile l’ acquisto delle aree su cui sorge a prezzi da svendita dei grandi magazzini, e di arrabattarsi a trovare il modo di comperare quello che è l’invenduto delle banche e della speculazione privata, Provincia e Comune dovrebbero dare un diverso spettacolo. Rendere effettivo il diritto alla casa mediante in primo luogo politiche di riuso dell’esistente e di utilizzo dello sfitto, pensare al bisogno casa come uno dei bisogni sociali primari e non come la carità da fare ai bisognosi, rivedere le soglie di accesso e di godimento della edilizia pubblica, agire da calmieratori e non da speculatori sul mercato, attraverso l’aumento delle case pubbliche un piano casa che metta al primo posto la edilizia economico popolare e la ridefinizione dei canoni legati non ai valori di mercato degli alloggi ma ai livelli retributivi dei beneficiari, cancellare l’ICEF, vero e proprio strumento tecnico di occultamento della domanda abitativa (che chiama ricchi chi ha redditi da 1200 euro al mese!) e prevedere politiche per la casa che consentano l’accesso al lavoro dipendente ed al lavoro autonomo para dipendente.
Bene fanno quindi coloro che in questa difficile situazione di crisi sistemica chiamano la provincia a redistribuire le ricchezze in direzione del lavoro e dei bisogni sociali anziché coltivare la quasi cinquantennale vocazione immobiliare. Il discrimine fra le politiche di destra o di sinistra oggi passa proprio da qui.

Elio Bonfanti

Comitato Politico Rifondazione Comunista

Trento, 31 ottobre 2011

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Un commento

  • luciano

    L’intervento di Elio Bonfanti è assolutamente condivisibile,tanto piu’ perchè è molto preciso e circoscritto.Del resto è gia’ da tempo che questa provincia si sta contraddistinguendo per la sua innata passione per il cemento e i cementificatori,basta che ci sia un rallentamento stradale e gia’ si pensa a varianti, bretelline,sopraelevate etc etc,ma la vera passione sono le gallerie,dappertutto un “buco” sembra risolvere ogni problema!L’esempio piu’ ecclatante è al momento Sant’Ilario periferia nord di Rovereto dove la mattina in corrispondenza con l’entrata degli studenti nelle scuole si creano dei rallentamenti si è pensato ad una statale che passa di fianco alla ferrovia,andando ad aggiungere traffico in una zona gia attraversata dastatale destra adige ,autostrada,ferrovia,pista ciclopedonale,e lìattuale statale sinistra adige,no no anno detto i propretari delle campagne:facciamo una galleria!!E arriviamo al dunque se vi fossero delle agevolazioni per chi si reca da Rovereto a Trento e viceversa sui mezzi pubblici,se riattivassero il tratto ferroviario con fermate locali da Ala a Mezzocorona o oltre,se poi decidessero che per i pendolari il tratto di autostrada fra Trento e Rovereto fosse gratis e risistemassero alcune piazzole di fermata dei mezzi pubblici,il problema sarebbe risolto senza strade impattanti e costose ne tantomeno gallerie che bucano continuamente il nostro territorio e che costerebbero tantissimo alla comunita che di sicuro in questo momento non ha bisogno di gallerie ma ha bisogno di “prospettive”e di “credere che sia possibile vivere in un mondo migliore”!!
    Luciano Lorandi

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