Olivi e il nuovismo dei contratti espansivi

Ieri ho letto sul sito  www.associazionecomunita.tn.it. l’intervista di Ghezzi all’assessore Olivi sul lavoro ai giovani attraverso i “contratti espansivi” che poi altro non sono che contratti di solidarietà espansivi, cioè la solidarietà utilizzata non per evitare i licenziamenti (solidarietà difensiva) ma per accrescere l’occupazione giovanile (max 29 anni) in azienda attraverso lo strumento della riduzione dell’orario di lavoro degli occupati.
Questo strumento non è nuovo ed è stato introdotto con una legge del 1984 e quindi non capisco perché l’assessore Olivi presenti questa norma come una novità “…prevista dall’ultima finanziaria provinciale”.
Ammetto che le elezioni di ottobre si avvicinano ma vendere per nuove cose che risalgono al 1984 non serve a nessuno e svilisce la nostra autonomia intesa come capacità innovativa di governo.
Ricordo che i contratti di solidarietà sono accordi, stipulati tra l’azienda e le rappresentanze sindacali, aventi ad oggetto la diminuzione dell’orario di lavoro al fine di mantenere l’occupazione in caso di crisi aziendale e quindi evitare la riduzione del personale (art. 1 legge 863/84) o di favorire nuove assunzioni attraverso una contestuale e programmata riduzione dell’orario di lavoro e della retribuzione (contratti di solidarietà espansivi art. 2 della stessa legge).
Purtroppo a differenza dei contratti di solidarietà difensivi, il CDS espansivo è rimasto lettera morta e non ha trovato grande attenzione nemmeno nelle organizzazioni sindacali che non hanno mai fatto di questa oppor4tunità un uso rivendicativo per dare risposte ai giovani allargando la base occupazionale nelle aziende.
Se condivido l’affermazione di Olivi che la scelta di “.. lavorare meno per lavorare tutti è anche un segnale culturale” , offre nuove opportunità ai giovani, sarà – di norma – utilizzato sa aziende non in crisi, trovo altrettanto fuorviante e strumentale parlare, come fa Olivi, che in questa situazione di crisi vanno ridotti anche i diritti di chi lavora.
Insistere nel contrapporre diritti e lavoro dimostra l’incapacità di leggere la realtà che – a livello europeo – dimostra dimostra che se diminuiscono i diritti di chi lavora diminuisce anche l’occupazione e i diritti di tutti.
Infine Olivi sostiene che, “… in un logica di eguaglianza tendenziale la sfida dei nuovi ammortizzatori «provinciali» passa anche da qui” cioè da un rilancio di questi strumenti di intervento che facendo leva sullo strumento della solidarietà dia, anche se parziale, una risposta ai giovani e al problema della disoccupazione.
Infatti, se ad oggi lo strumento dei CDS espansivi non è decollato e non ha dato i risultato sperati le cause principali vanno ricercate:
Nelle politiche delle aziende che, assumendo l’orario di lavoro come strumento di dominio in azienda, non vogliono discutere con il sindacato una politica degli orari diversa che, oltre al profitto contempli anche il ruolo sociale concorrendo (nello spirito Costituzionale) a dare risposte alla domanda di occupazione che sale dalle giovani generazioni e da quelle, che la riforma Fornero costringe a lavorare fino a 67 anni;
Nelle politiche dei sindacati la cui dirigenza non ha mai fatto propria la politica di intervento sull’orario di lavoro come strumento per dare una risposta sindacale al tema occupazione. Infatti lo slogan “lavorare meno per lavorare tutti” è stato patrimonio di qualche sindacalista ma non dell’organizzazione nei suoi massimi vertici.
Me se di sfida sui nuovi ammortizzatori sociali si vuole parlare non si può prescindere dalla necessità di ragionare sulla rimodulazione degli orari di lavoro e dei tempi di vita non solo dei lavoratori in produzione ma della pubblica amministrazione, dei servizi pubblici, del salario minimo e del reddito di cittadinanza.
Significa quindi porre le basi per un novo modello produttivo che non abbia come unico obiettivo l’aumento del PIL e della produzione ma quello di definire, dentro le compatibilità ambientali, non solo chi, cosa e dove produrre ma quante ore la persona deve dedicare alla produzione di beni e quante ore devono essere dedicate ai suoi bisogni personali e sociali.
Saprà la provincia di Tento dare delle risposte innovative che vadano nella direzione di allargare i diritti senza che questi diventino privilegi in rapporto al resto del paese?
Come dice l’assessore Olivi nell’intervista la sfida degli ammortizzatori sociali mette alla prova la capacità di governo della nostra speciale autonomia provinciale.
Ezio Casagranda

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