Lavoro: le balle di Renzi e Poletti

Jobs-ActQuali sono gli effetti del jobs Act?
Fa crollare il lavoro, aumenta la precarietà e riduce il salario.
A dirlo non solo i soliti “gufi o rosiconi” antirenziani ma i dati diffusi dal ministro Poletti.
I sostenitori della riforma con Renzi e Poletti in testa hanno continuato a sostenere la bontà della riforma per far aumentare l’occupazione e per la stabilizzazione dei precari vengono clamorosamente smentiti.
Vengono smentite 18 mesi di fandonie, smerciate dai mass media come verità assolute, raccontata dal duo Renzi/Poletti che, su ordine della Troika, hanno smantellato l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
I dati diffusi dal ministero ci dicono che il mercato del lavoro è fermo e che i contratti stabili ( sic!!) sono crollati del 29%.
In questo periodo sono aumentati i licenziamenti decisi dal padrone (+8,1%) per altri motivi (+7,4%) o per mancato superamento della prova (+24&).
Calano le dimissioni volontarie dei lavoratori (-2,4%) in quanto sempre meno i lavoratori sono disponibili a cambiare lavoro sapendo di perdere l’articolo 18, mentre a causa della riforma Fornero crollano le dimissioni per pensionamento (-41,4%).
Altro che stabilizzazione., è la precarizzazione fatta a sistema.
Le menzogne durano poco e sul jobs act nemmeno il ministero del lavoro riesce più a nascondere che tutta la strategia renziana sul mercato del lavoro è un completo fallimento. A gongolare di questa situazione sono solo le imprese le quali, grazie al jobs act, hanno ripreso in mano il dominio in azienda mentre a rimetterci sono solo i lavoratori di ogni ordine, grado e contratto.
In conclusione: con le riforme degli ultimi governo (Fornero, jobs act, ecc) lavora meno gente, con contratti peggiori, con orari sempre più a discrezione del padrone e con un salario mediamente più basso di prima.
Se a questa situazione aggiungiamo il protocollo d’intesa fra Confindustria e Cgil Cisl e Uil sulla liberalizzazione (pardon gestione) dei licenziamenti collettivi per i lavoratori e per quanti sono impegnati – a vari livelli – a contrastare questa deriva sociale, il quadro si presenta difficile.
L’occasione del referendum sulla “deforma Boschi/ Verdini” è l’occasione per fermare non solo lo scardinamento dei fondamenti della nostra Costituzione ma, visto che la riforma della Costituzione è stata chiesta dalla JP Morgan (banca americana che si appresta a ricevere in regalo da Renzi la MPS di Siena ), significa fermare le politiche di austerità imposte dalla finanza internazionale e quindi ridare speranza alle lotte di quanti non intendono piegarsi ai voleri della Troika o di questa Europa delle multinazionali.
Ezio Casagranda

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