La pericolosa deriva del PD

Stiamo assistendo in queste ore nel PD ad una gara indecente tutta diretta a bastonare ancor più i lavoratori, i disoccupati, i giovani, i precari, i ceti sociali deboli. I funzionari di questo partito che non so come definire (di centro sinistra, di centro, o forse di centrodestra?) stanno facendo a gara a chi si schiera in maniera più decisa contro lo sciopero, a chi si schiera in maniera ancor più reazionaria a favore delle politiche di austerità europee degne del più bieco neoliberismo.
Già Napolitano da un bel po’ di tempo (d’altronde la sua storia non potrebbe indicare altra strada) ed ora tutto il resto del PD, che finalmente viene definitivamente allo scoperto, stanno appoggiando il golpe monetario e finanziario a livello europeo che trova nel governo di destra italiano un fedele esecutore.
I tagli allo stato sociale, le politiche iperprotettive nei confronti dei grandi capitali e delle rendite finanziarie, le proposte di attacco ulteriore alle pensioni e di ridimensionamento ulteriore allo stato sociale, la corsa alle privatizzazioni dei servizi e dei beni comuni, stanno diventando il fiore all’occhiello di questo partito che avrebbe dovuto essere opposizione in parlamento, ma opposizione a chi, a cosa, forse, invece, braccio armato nei confronti di chi questa crisi non ha voluto e sta solo pagando.
Il collateralismo, il comportamento apologetico e acritico nei confronti dell’aspetto più bieco del capitalismo mondiale, sono divenuti prassi per molte delle socialdemocrazie europee, PD compreso, e stanno aprendo la strada ad una involuzione reazionaria ancora più pericolosa del governo di centro destra che stiamo provando a lasciarci alle spalle. Il tentativo di colpo di stato finanziario in atto ha bisogno di ben altra opposizione, una opposizione che deve nascere dalle piazze, una opposizione che sappia ribellarsi ad un capitalismo che sta mangiando se stesso per tentare di rinascere come megalobby della finanza e che non permetterà più ad alcuno, per molto tempo, di alzare la testa.
Il progetto Montezemolo, appoggiato da Marchionne e dal PD, va in questo senso, un progetto politico ed economico che superando a destra Berlusconi, imporrà le regole della speculazione finanziaria e dello sfruttamento pesantissimo su lavoratori e ceti sociali deboli.
La sinistra deve a questo punto alzare la testa, c’è bisogno di una sinistra (quella vera) che sappia affermare un modello sociale, economico, politico completamente nuovo. Un modello che parta dalla democrazia partecipata come motore e sappia difendere l’ambiente, i beni comuni, i diritti dei cittadini, che abbia come obbiettivo la redistribuzione delle ricchezze e siamo anche un po’ utopisti (ne abbiamo bisogno) la socializzazione dei mezzi di produzione.
Muoviamoci, non è più tempo di aspettare, costruiamo, partendo dalle piazze, una vera opposizione che sappia andare oltre la semplice indignazione, trovando e costruendo un vero sbocco politico che sia alternativa al letamaio che stiamo subendo tutti i giorni.
Chiedo anche a quei partiti che fino ad oggi stanno correndo dietro alla follia PD, che sperano di cambiarlo (a parole), ma che rischiano di condividerne gli errori di aprire gli occhi, guardarsi le mani e vedere quale è la destra e quale la sinistra, se ancora si considerano alternativi al capitalismo.

Francesco Porta

Segretario Provinciale

Partito della Rifondazione Comunista

Trento, 26 agosto 2011

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2 commenti

  • Ezio Casagranda

    Le dichiarazioni di Bersani e dei vari esponenti del PD contro lo sciopero proclamato dalla Cgil per il 6 settembre prossimo sono vergognose, ignobili e politicamente oscene.Siamo alla manifestazione pura di una casta politica che dopo la svolta della Bolognina ha lavorato alacremente per distruggere qualsiasi cosa che fosse, anche minimamente di sinistra.Il caso Pennati, dichiaratamente corrotto, è la conferma che anche dentro il PD si fa strada l'idea che l'unica differenza con la destra sia solo capacità amministrativa in quanto non si vuole disturbare i poteri, nazionali e europei, che sono i grandi manovratori di questa crisi. Questi personaggi si differenziano dalla destra solo per l'assenza di una “elle”.Infatti, anche nei punti della cosiddetta contromanovra non si legge una chiara presa di posizione contro le privatizzazioni sancite dai referendum di giugno.Concordo sulla necessità di lavorare per costruire una vera alternativa al pensiero unico e lo sciopero del prossimo 6 settembre dovrà essere solo l'inizio della protesta e dell'indignazione e quindi lavoriamo per dare continuità e prospettive credibili alla lotta contro il capitalismo in tutte le sue versioni.Ezio Casagranda

  • Gianfranco Poliandri

    Va bene puntare il dito contro il PD per le posizioni espresse contro lo sciopero indetto dalla CGIL ma senza dimenticare che queste affermazioni di oggi affondano le radici in una deriva il cui inizio è già molto lontano.
    Non vorrei poi che le proteste contro il PD ponessero in secondo piano il fatto che la CGIL indice (tardivamente) questo sciopero contro le manovre finanziarie di luglio-agosto 2011 senza mettere in discussione le proprie scelte che, da tanti anni, avallano se non direttamente favoriscono queste derive antisociali. Da questo punto di vista lo sciopero, a prescindere da come ci staranno le categorie avanzate, si presenta come una manovra tattica rituale e non come l’avvio di una fase di resistenza. Tanto è vero che la CGIL, nel suo complesso e per restare a fatti recentissimi, nemmeno si sogna di rivedere le proprie scelte sull’Accordo interconfederale del 28.6.2011 e sullo schema di patto sociale Sindacati-Imprese-Governo avallato il 4.8.2011.
    Stando così le cose, temo che non valga più tanto ricordare che la CGIL è una grande organizzazione di massa cui nonostante tutto moltissimi lavoratori guardano come a un possibile riferimento per avviare un processo per il recupero dei diritti perduti.
    Bene forse fanno allora USB – Slaicobas – ORSA – Cib-Unicobas – Snater – SICobas – USI che scioperano il 6 settembre ma manifestano in piazze diverse da quelle della CGIL.
    Gianfranco Poliandri

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