I 30 giorni che sconvolsero la Cgil

Prima con l’accordo di giugno, in nome della concertazione, la Cgil ha sottoscritto norme che tendono a limitare al massimo ogni possibile forma di conflitto in azienda e nel paese abolendo la democrazia in fabbrica e sui luoghi di lavoro, poi in applicazione del documento comune del 25 luglio ha sottoscritto una serie di punti per la crescita che consegna all’impresa ed al mercato il comando sul mondo del lavoro ed ora con la conferenza stampa di ieri la Cgil ha consegnato alla Confindustria la rappresentanza del mondo del lavoro in nome di un patto sociale che prevede lacrime e sangue per i soliti noti: lavoratori, pensionati e ceti sociali più poveri.
In pochi mesi, dopo il grande sciopero del 6 maggio scorso (che aveva al centro proposte alternative a quelle definite nei patti sottoscritti) in pochi mesi la Camusso ha cambiato ruolo e natura della Cgil riducendo drasticamente i diritti delle minoranze e la loro agibilità politica interna all’organizzazione.
Una riduzione degli spazi democratici che viene confermata dalle modalità imposte per il voto sull’accordo del 28 giugno scorso ( si può illustrare solo la posizione di maggioranza) fa a pugni con una sistema democratico degno di questo nome.
La Camusso, in compagnia di Bersani & C. sembra sia stata folgorata sulla via del “Tremonti” e di quel pensiero unico dove prevale l’idea che a governare il mondo debbano essere i “mercati” e la finanza anziché, i Governi dei vari paesi. Siamo davanti ad una svolta politico culturale con l’assunzione piena dell’ideologia neoliberista che, non dimentichiamo, è la causa di questa crisi e che oggi sa solo proporre tagli allo stato sociale per favorire una crescita fatta di privatizzazioni dei beni comuni, liberalizzazioni sul modello Fiat, tagli alla spesa sociale, dalla sanità alla scuola, grandi opere che altro non sono che devastazioni inutili, costose e distruttive dell’ambiente.
In pochi giorni la più grande organizzazioni di massa ha dimenticato la riforma del fisco, la tassa patrimoniale, tassazione delle rendite finanziarie e speculative il rilancio di un nuovo modello sociale non solo ecocompatibile ma anche equo e solidale capace di dare risposte ai disoccupati, ai precari, ai lavoratori ai pensionati, a quanti chiedono case e servizi sociali, ai temi dei beni comuni e dell’ambiente.
Sull’onda della rinuncia della Cgil a farsi carico di queste tematiche e di una nuova stagione di lotte capaci contrastare alla radice questa impostazione neoliberista il governo Berlusconi rilancia l’attacco allo Statuto dei Lavoratori, modifica l’articolo 41 della Costituzione, introduce una politica di liberalizzazioni selvagge e prepara la svendita del patrimonio pubblico.
Un bel risultato. Complimenti agli strateghi della Cgil e della sinistra parlamentare.
Ezio Casagranda
Trento, 6 agosto 2011

Un commento

  • Anonimo

    analisi lucida ed attenta. mi chiedo dove sono i cittadini i lavoratori i sindacalisti ? devono bastonarci ulteriormente per alzare la testa

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