Genova: ora un referendum regolare

“La miccia è accesa. E ora sta a loro gestire l’accordo farsa”. Tra gli autisti ribelli di Genova c’è molta amarezza. E la partita dell’accordo Amt non la considerano per niente chiusa. “Andremo avanti con le contestazioni. Vogliamo un referendum regolare”.
Cha alla sala chiamate dei camalli ieri ci sia stato un vero e proprio blitz delle organizzazioni sindacali non ci sono dubbi. Basta confrontare le immagini dei video che girano in rete con le testimonianze dirette per rendersene conto. La procedura del tutto sommaria, la pressione dell’urgenza, la stanchezza dopo quattro ore di assemblea: tutti elementi tipici che i vecchi “professionisti” del sindacato hanno gestito con freddezza e dterminazione fino all’esito voluto. “Questo voto non può essere valido, è una presa in giro. In sala c’erano estranei mentre alcuni lavoratori Amt erano fuori”, ha urlato un giovane autista. Poi, in lacrime, ha aggiunto: “Dopo cinque giorni di sofferenza e lotta assieme, ci siamo divisi e abbiamo perso di credibilità davanti a tutti”.
Il primo conto che non torna è proprio quello sulla procedura utilizzata per far esprimere i lavoratori. A maggio, all’epoca dell’accordo stracciato poi dal Comune di Genova, ci fu il referendum. Stavolta invece, nemmeno l’ombra. La cosiddetta “consultazione” è avvenuta facendo dividere in sala chi era d’accordo e chi contro senza capire prima chi effettivamente fosse presente in sala. Possible tutta questa sommarietà e leggerezza in un momento così delicato?
Controlacrisi.org ha raggiunto al telefono Luca, tra quelli che ad un certo punto hanno deciso di autorganizzarsi perché la situazione si era fatta davvero insostenibile e costretto il sindacato a scioperare.
“L’accordo è tutto basato su ricapitalizzazione e no alla privatizzazione, ma a veder bene – sottolinea Luca – non ci sono formule chiare in proposito nel testo. E noi, lo voglio ricordare, siamo stati ben scottati dall’accordo precedente proprio su questi punti”. A non quadrare sono anche altri passaggi, come quello sulla cosiddetta riorganizzazione, che dovrebbe far risparmiare all’azienda 4 milioni. “Non ci è stata spiegata – dice Luca – così come si capisce poco dell’agenzia regionale.Mentre invece è chiara la vicenda della manutenzione esterna, che fa sbucare fuori alcuni capitoli della privatizzazione”. “Nel 2015 – conclude Luca – quando si andrà a gara non ce la caveremo se l’Agenzia regionale non funzionerà come si deve”.
Gli autisti di Genova si preparano a dare battaglia. Una delegazione di loro andrà a Roma all’assemblea degli austiti autorganizzati dell’Atac, e tra loro ci sono alcuni iscritti al Pd. La categoria è agitata. Il 6 dicembre l’Usb ha indetto uno sciopero nazionale. L’ondata delle privatizzazioni interessa ovviamente anche altre città. E non è detto che il testimone di un tavolo nazionale non venga preso in mano da altre città.

Fonte Controlacrisi.org   Autore: fabio sebastiani

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