Fiom espulsa, salari in calo, morti sul lavoro in crescita

Federmeccanica, con un lettera datata 13 dicembre revoca alla Fiom i fondamentali diritti e agibilità sindacali. Il più grande sindacato metalmeccanico sarà escluso dai tavoli negoziali, non potrà convocare assemblee retribuite, affiggere comunicati nelle bacheche sindacali, riscuotere i contributi delle deleghe sottoscritte dai propri associati.
Ieri Finmeccanica, proprietà al 100% del Governo, sottoscrive un accordo separato con Fim e Uilm che accetta il licenziamento di 2.500 lavoratori, la chiusura di due stabilimenti (Liguria e Sicilia) e introduce il modello Pomigliano cancellando diritti e peggiorando le condizioni di lavoro dei dipendenti.
I lavoratori “assassinati” sul lavoro dall’inizio dell’anno sono stati 659 rispetto ai 594. (+10,84%) a cui vanno aggiunti i lavoratori in nero. Un numero impressionante se teniamo presente che la Cig ha superato il miliardo di ore. Questi morti sono la tragica testimonianza che la questione della sicurezza del lavoro non trova spazio nell’agenda delle forze sociali e politiche italiane.
Dopo che Marchionne ha cancellato il contratto nazionale per tutti, la lettera di Federmeccanica vuole l’espulsione della Costituzione dai luoghi mettendo in mora la democrazia in fabbrica. E se la democrazia esce dal lavoro si rischia seriamente che la democrazia diventi ingombrante anche per la società.
Oggi anche L’ISTAT certifica quello che molti denunciavano da anni. I salari dei lavoratori sono fermi da 10 anni e hanno perso circa 10 punti del loro potere di acquisto. Per il 2011 il differenziale fra retribuzioni e inflazione (3,3%) su base annua ha toccato quota 1,8 punti. La più alta dal 2001.
Questa situazione ha portato i salari italiani al penultimo posto in Europa ed al 20° posto nei paesi OSCE (32 paesi), risultano da rinnovare 30 contratti nazionali ed è quasi raddoppiata la media, da 13 a 29, i mesi di attesa per il loro rinnovo, nonostante in Italia esistano i sindacati più forti (in termini di iscritti) dell’Europa e dei paesi OSCE.
Se a questa situazione si aggiungono le conseguenze della manovra Monti e le dichiarazioni della Formero sull’articolo 18 possiamo affermare che la situazione è esplosiva – almeno dal punto di vista sociale – ma questo non sembra preoccupare il più grande sindacato italiano. La Cgil.
Molti compagni, come il sottoscritto si chiedono il perché la Camusso continui a mantenere, nonostante le dichiarazioni formali, una posizione distaccata rispetto a quanto succede nel mondo dei metalmeccanici ed in particolare nei confronti della Fiom oggi messa sotto attacco non solo da Marchionne ma anche da Federmeccanica e dallo stesso governo con l’accordo separato di Finmeccanica.
Per dire che non possiamo condividere l’attendismo della Camusso dobbiamo organizzarci per rendere la manifestazione della Fiom del prossimo 11 febbraio una grande manifestazione nazionale per il lavoro, per la democrazia, per la difesa dei beni comuni, per una società alternativa.
Ma nello stesso tempo dobbiamo rilanciare nei territori i momenti di lotta, di iniziativa comune e di mobilitazione costruendo un comune sentire politico, metta assieme, delegati, partiti, studenti, immigrati, comitati territoriali, centri sociali e a tutti quei cittadini che non accettano di pagare sulla propria pelle i costi di una crisi frutto di 30 anni di neoliberismo.

Ezio Casagranda

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