Fiat: rappresaglia contro i lavoratori

Marchionne ricatta i lavoratori, la Costituzione ed il sistema giudiziario italiano e Bonanni se la prende con la Fiom.
Ormai appare chiaro oltre misura che Cisl, Uil e Fismic svolgono non solo un ruolo di supporter del padrone della Fiat ma si accollano il lavoro sporco di attaccare la Fiom, rea, secondo il segretario della Cisl, di difendere la Costituzione ed un sistema di diritti sul lavoro che non piace a Marchionne.
Bonanni beve ogni panzana che esce dal Marchionne pensiero.
Che il progetto “fabbrica italia” non esista più, che la Fiat continui a perdere quote di mercato, che non si fanno investimenti, non si producano nuovi modelli, non ci sia ricerca nei motori alternativa, che la testa sia stata portata a Ditroit, che abbia chiuso 3 stabilimenti in Italia mentre gli altri proseguono solo grazie ad un massiccio ricorso alla cassa integrazione per lui non è un problema.
Per Bonanni, folgorato sulla via di Detroit, il padrone ha sempre ragione e quindi il ruolo del sindacato deve limitarsi a spiegare ai lavoratori la bontà delle scelte della multinazionale italiana ormai naturalizzata americana.
A dar man forte a Bonanni ci pensa il professor Ichino, quello del precario è bello, sull’ultima mascalzonata di Marchionne che dalle colonne del foglio sostiene che il problema non è Marchionne che vuole imporre il suo sistema di relazioni industriali ma i giudici che applicano la legge italiana. Quindi in piena sintonia con Berlusconi anche per Ichino l’Italia è in piena dittatura della magistratura”.
Infatti per lui il giudice avrebbe dovuto non porre rimedio ad una discriminazione stabilendo il reintegro, ma optare per un risarcimento del danno in piena sintonia con la filosofia della legge Fornero.
Per questo personaggio i diritti come i principi costituzionali devono essere monetizzati. Persone o merci, o norme costituzionali nell’era del dio mercato, quello che ha generato questa grave crisi mondiale, tutto deve essere trattato come merce e quindi monetizzarne il costo.
Una filosofia devastante in diritto (pensate se applicata ai pedofili o agli assassini) e agghiacciante dove il ricco se viola la legge paga, mentre il povero finisce in galera . Mi chiedo se questi grandi professori, più o meno tecnici, siano coscienti delle loro affermazioni.
Per questo non convincono le dichiarazioni dei ministri Passera e Formero che si limitano ad un giudizio “etico” della rappresaglia Fiat. Nessuna convocazione urgente al ministero per dire che le leggi italiane vanno rispettate, che in caso contrario il governo sarebbe intervenuto con tutti gli strumenti consentiti dalla legge.
Mentre Monti è silente (Lui sostiene che l’impresa può fare quello che ritiene più opportuno compresa la delocalizzazione) la Fornero mette sullo stesso piano la violenza morale e ricattatoria del manager canadese e la strenua resistenza dei lavoratori e della Fiom che vogliono difendere i diritti e la dignità del lavoro oltre al rispetto delle leggi e della Costituzione italiana.
Mi chiedo dove sta la Camusso, cosa risponde alla proposta della Fiom di una grande manifestazione nazionale da tenersi a Pomigliano in occasione dello sciopero del prossimo 14 novembre?
Se difronte ad una scelta di vero e proprio terrorismo sociale, fatta da Marchionne dobbiamo ascoltare l’imprenditore Della Valle per sentire una voce che chiama in causa il governo e lo stesso presidente della repubblica chiedendo loro di far ripristinare la legalità violata dalla Fiat significa che non solo il sistema politico italiano è in dissolvenza ma che imperversa lo sfascio morale e culturale mentre una parte sempre più grande della Cgil viene risucchiata nel ventre molle del sistema.
Marchionne fa lotta di classe: mette operai contro operai, attacca i diritti costituzionali e rivendica una sorta di onnipotenza di poter liberamente licenziare o non assumere per rappresaglia.
Se lo può fare è perchè il sindacato è culturalmente succube dell’impresa, compresa la Cgil che ha lasciato sola la Fiom nello scontro con la Fiat, come vengono lasciati soli migliaia di lavoratori che lottano contro i licenziamenti e per il lavoro come i lavoratori Ikea di Piacenza.
Ezio Casagranda

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