Domeniche aperte: A fianco dei lavoratori del commercio

Nei centri commerciali iniziano già le feste: stelle, abeti e addobbi di Natale iniziano a fare capolino un po’ dovunque. Grazie al governo Monti e al decreto salvaitalia potrete ammirare le splendide decorazioni anche di domenica.
Ma dietro le stelline e i festoni si cela il solito sfruttamento: aumento dei carichi di lavoro e un peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori e delle lavoratrici.
Questa deregolamentazione non porterà, come pensa qualcuno, alla crescita economica, ma solo all’inasprirsi di una crisi che già da diverso tempo sta affliggendo il commercio, aggiungendo ulteriore precarietà ai bassi salari, alle difficoltà nella vita di relazione e degli ormai pochissimi diritti per oltre due milioni lavoratori e lavoratrici del settore.
Nel commercio circa l’80% degli occupati è DONNA, con i problemi di genere che ne derivano, con le difficoltà quotidiane che vengono aggravate dalla deregolamentazione degli orari di apertura nel commercio.
In un settore già caratterizzato dall’utilizzo sfrenato di contratti part-time e da una gestione unilaterale dei turni (spesso definiti giorno per giorno), le aperture domenicali e festive si configurano come l’ennesimo attacco alla vita sociale e familiare delle lavoratrici e dei lavoratori, che lavorano tanto e male, percependo salari bassissimi e non riuscendo a passare con le proprie famiglie nemmeno i giorni di festa.
In questo paese che a parole si riempie la bocca di PARI OPPORTUNITA’, nei fatti permette che una fetta enorme di lavoratrici – che percepiscono un salario bassissimo, si tagliano i servizi sociali, dagli asili nido al trasporto pubblico locale, dalla scuola alla sanità – siano gravate da un ulteriore fardello che peggiora la loro socialità e delle loro famiglie, portando ad assurdi quali pagare una baby-sitter che costa più di quanto guadagnato di domenica.
Lo strumentale richiamo al decreto salvaitalia per liberalizzare il lavoro domenicale è l’ennesimo segnale che la Giunta provinciale ha abdicato dal suo obbligo di difesa dell’autonomia provinciale e in ossequio alle politiche neoliberiste ha scelto la via della completa deregolamentazione dell’attività, anche nelle giornate domenicali e festive.
Contro questa logica che tutto mercifica, diritti, relazioni, socialità e famiglia, Rifondazione Comunista non solo condivide la lotta dei lavoratori autorganizzati ma sarà parte attiva durante il presidio e si farà carico di portare le rivendicazioni dei lavoratori dentro il consiglio comunale.
Per questo noi saremmo domani, domenica 8 dicembre 2013, in piazza partecipando al presidio di protesta dei lavoratori e delle lavoratrice del commercio.
Partito della Rifondazione Comunista

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Un commento

  • antonio

    E’ difficile non condividere la posizione di chi (specie se donna) di domenica vorrebbe starsene per i fatti suoi e non essere costretta a lavorare. Ma anche il commerciante vive (come il popolo fedele alle tradizioni festaiole) di illusioni e spera di guadagnarci anche se è ben evidente che la gente più che comperare, guarda le vetrine e passa altrove.
    Ieri ero a Treviso e la situazione è peggiore perchè nel veneto si è oramai consolidata l’apertura continua senza che nessuno ci badi più.
    Comunque sia, la protesta di piazza non farà che anticipare la fine delle illusioni. Con la fine dei risparmi e il poco che avanza già prenotato da tasse e scadenze varie, le sarracinesche si chiuderanno da sole liberando la domenica.
    antonio

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