Diciamo basta al ricatto fra lavoro e salute

Borgo Valsugana: particelle d’acciaio nelle biopsie. Querelati Rossi e Pacher.

Cosi titolava ieri il quotidiano online Trentotoday riportando la notizia della querela che il legale del comitato Comitato 26 gennaio di Borgo ha fatto nei confronti dei due responsabili della PAT per le emissioni dell’acciaieria Valsugana.
Come per il NOT la provincia cerca di tenere i temi della salute sottotraccia, quasi riservati agli addetti ai lavori, per evitare un confronto serrato, trasparente e democratico con le popolazioni interessate.
Ma i temi della salute non possono essere questioni demandate agli amministratori e quindi ben vengano tutte quelle iniziative volte a riportare queste problematiche alla luce del sole e dentro il dibattito politico.
Venerdì 18 ottobre l’associazione Valsugana attiva di Borgo ha organizzato una serata sui temi della salute con la partecipazione di un operaio dell’ILVA di Taranto per mettere a confronto esperienze, sicuramente diverse, ma legate da un filo comune di rifiutare il ricatto fra lavoro e salute, fra lavoro e diritti.
A Borgo come a Taranto – è stato detto – la vicenda acciaieria ha visto politici e amministratori cavalcare lo scontro fra lavoratori che subiscono il ricatto della perdita del lavoro e del salario e cittadini che si battono affinché la salute dei lavoratori e dei cittadini vengano prima di ogni altra cosa.
Nella discussione è emerso come a Taranto Regione e Comune portino grandi responsabilità per i mancati controlli e per aver tenuto una sostanziale inerzia rispetto ai mancati impegni dell’azienda, ma è anche emerso come nel caso dell’acciaieria di Borgo la PAT non abbia sicuramente brillato ne per i controlli ne per le proposte finalizzate ad una riconversione produttiva capace di rispondere ai problemi del lavoro e della salute.
Non ci sono risorse, c’è la spending review e quindi per il lavoro e la salute non ci sono risorse è stato il motivo dietro il quale Pacher e Rossi hanno tentato di nascondere le loro scelte.
Il nostro intervento nella discussione ha voluto evidenziare come la questione acciaieria non sia un problema di risorse ma della volontà politica che da sempre caratterizza questa amministrazione provinciale di non voler assumere iniziative in contrasto con le scelte e gli interessi delle aziende. Anzi il leaseback come i finanziamenti a pioggia sono scelte che vanno a sostenere le aziende senza nessuna contropartita in termini di occupazione o di sicurezza.
Infine ci appare veramente grave che quanto denunciato del Comitato 26 gennaio “trovati ancora una volta metalli pesanti derivanti dalla fusione di acciaio nei campioni di tessuti umani di persone vissute in Valsugana” non abbia da parte degli organi provinciali la dovuta attenzione tanto da costringere il comitato ad una querela nei confronti di Pacher e Rossi.
Senza voler essere maligni la denuncia del Comitato è l’ennesima dimostrazione come la politica di questo centrosinistra sia tutta subalterna agli interessi dei grandi gruppi, dei poteri forti, delle finanziarie provinciali, in sostanza di quell’oligopolio collusivo che andiamo, spesso inascoltati da mass media, denunciando da tempo.
Dall’acciaieria alle discariche (vedi il libro denuncia “la farfalla avvelenata”) fino alle questione delle aperture domenicali nel settore del commercio sono solo alcuni esempi di come questa giunta provinciale abbia usato male la nostra autonomia.

Ezio Casagranda – candidato presidente della lista di Rifondazione Comunista

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