Delegittimazione popolare

Pubblichiamo questa riflessione di Pietro Ancona, sulle votazioni siciliane. Una riflessione a caldo ma che coglie il grado di delegittimazione dell’istituzione regionale siciliana e dei partiti tradizionali troppo intenti ai giochi più o meno trasparenti per mantenere il potere.
La redazione 

Scrive Ancona: La maggioranza assoluta del popolo siciliano non si è recata alle urne schifata dalla politica fatta da oligarchi politicanti arroganti e magna magna. Nel cupo scenario di una crisi sociale provocata dalla borghesia italiana per impoverire i lavoratori ed il ceto medio il fallimento della Regione è diventato più evidente. Il lombardismo degenerazione della politica che coinvolge il il centro-sinistra ha portato alle estreme conseguenze del fallimento morale e finanziario una regione in cui fino a ieri si ignorava il grido di dolore che sale dai 390 comuni siciliani e dalle campagne per fare nuovi inutili consulenti e nuovi sperperi del denaro pubblicato dilapidato da voraci consorterie politiche che hanno scelto la politica come business. La politica nella sua accezione alta è morta da un pezzo e la pubblica amministrazione è oggetto adi un assalto di violenti alla cassa. Anche dentro i partiti i candidati onesti e poveri hanno dovuto soccombere alla aggressività ed alla prepotenza dei più forti e sostenuti da fameliche orde di aspiranti al profitto.
Ora la parola d’ordine dei massmedia è minimizzare la diserzione delle urne dei siciliani. Ieri sera il Giornale di Sicilia usciva con un titolo tracotante nella sua stupidità: “sconfitto il partito dello astensionismo!!”.
Se i grillini hanno avuto successo (18%) spero che siano migliori del loro leader che si è mostrato un ignorante “settentrionale” pieno di pregiudizi sui siciliani e sulla Sicilia.
I siciliani comunque hanno capito una cosa essenziale: l’Assemblea Regionale Siciliana è inutile e dannosa. Inutile perchè in settanta anni non ha mai fatto niente per la popolazione e per il progresso dell’isola: dannosa perchè distrugge risorse a vantaggio di un apparato politico-amministrativo mostruoso. Solo l’Ars costa circa 200 milioni di euro l’anno, 1 miliardo nel quinquennio. Non c’è alcuna differenza tra centro-destra e centro-sinistra. Entrambi collocano i loro uomini in società miste che sono quasi tutte in rosso e sono incapaci di fare alcunchè. Bisogna vedere che cosa sono gli Ato siciliani per capire il grado di corruzione e di incompetenza raggiunto dai politicanti.
Pietro Ancona

2 commenti

  • L’istituzione assemblea regionale siciliana si è confermata con Crocetta una istituzione della borghesia dalla quale la classe operaia (lato sensu) si sente profondamente estranea. Una borghesia che se ne fotte del 53 per cento che non vota e che non ha niente da dire sul modo come l’assemblea ha indebitato i siciliani per i prossimi cinquanta anni.
    L’Autonomia è nata come appannaggio dei potenti e prepotenti dell’isola e continua a essere appannaggio dei “salvati”. I “sommersi”senza bisogna di passarsi parola non sono andati a votare.
    Certo sarebbe stato bello se Crocetta fosse stato eletto da comunista quando militava nel PRC ed era sindaco di Gela. Ma per mangiare la mela del potere ha lasciato il PRC e si è presentato al partito post comunista ed anticomunista per eccellenza: il PD. Prima è stato premiato con un lucroso seggio al Parlamento Europeo ed ora, con la benedizione e l’appoggio di Casini leader dei “moderati” e genero di Caltagirone è approdato alla Presidenza della regione.

  • Ad alimentare l’astensionismo in Sicilia anche la MANCATA RIDUZIONE del numero dei consiglieri regionali (da 90 dovranno passare a 70) introdotta dal provvedimento di modifica al titolo V della Costituzione, ma NON IN TEMPO UTILE per questa tornata elettiva. Rimarranno 90 quindi i consiglieri, in una Regione dove alcuni Comuni non riescono più nemmeno a pagare gli stipendi dei dipendenti.”
    In Trentino ogni scusa è buona per cercare una porta girevole che lasci intatti i privilegi

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