Contro la buona scuola di Renzi e Rossi

scuola“Come in tutti i settori del pubblico impiego, le lavoratrici e i lavoratori della scuola subiscono da anni le iniziative di governi di diversa composizione e orientamento che, esibendo promesse miracolistiche, hanno progressivamente umiliato il mondo della scuola e i suoi lavoratori

  • con la riduzione costante degli organici;
  • con l’aumento dei carichi di lavoro;
  • con il blocco della contrattazione;

con il congelamento delle progressioni economiche di anzianità di servizio.
Il governo Renzi, supportato da una incompetente e falsificante campagna ideologica di un autentico sistema di propaganda a cui si è ridotto in buona parte il mondo mediatico, ha smerciato come merito proprio un piano di assunzioni. Al piano di assunzioni il governo era obbligato, per coprire il tourn over, ma soprattutto per effetto della sentenza della Corte di Giustizia Europea del 26 novembre 2014 a cui si è adeguato parzialmente e con provvedimenti contorti e lacunosi. Il piano di assunzioni è stato il pretesto per far avanzare in maniera determinante il progetto di strutturazione del mondo della scuola secondo modelli di gestione non solo di tipo privatistici, ma mettendo i lavoratori in posizione subordinata a scelte autoritarie e personalistiche della “governance”. Tutto ciò ha preso corpo nella Legge n. 107/2015 denominata ‘la buona scuola’, contro la quale ha preso avvio la raccolta di firme per quattro quesiti referendari su aspetti molto gravi contenuti nella legge e su cui ci impegniamo a informare le lavoratrici e i lavoratori.
Accanto al tentativo che con la ‘buona scuola’ pare giungere a compimento di piegare la scuola ai criteri dell’impresa stanno progredendo i meccanismi di autentica privatizzazione dei lavoratori della scuola. Ciò accade in modo sempre più esteso nel campo dei bisogni educativi speciali e dell’assistenza dove si impone l’iniziativa di cooperative e di associazioni che garantiscono il contenimento della spesa solo per quanto riguarda le retribuzioni delle lavoratrici e dei lavoratori. Analogo discorso va fatto sulla ristorazione e sui servizi di pulizia in mano a cooperative e imprese che del precariato, del declino di ogni diritto e dell’esasperazione dei carichi di lavoro ha fatto un sistema. Il comparto ATA è in questo momento più esposto in termini di compressione degli organici e di esternalizzazione di alcuni servizi. In questa tendenza si colloca la proposta dell’on. Francesca Puglisi del PD di introdurre per il personale ATA, in luogo dei contratti a tempo determinato, le chiamate con contratti così detti Co. Co. Co., con tanti saluti alle graduatorie.
Il fatto di essere in Trentino non ci salva dalla situazione generale appena accennata per quanto riguarda l’intero Paese, anzi per certi aspetti le iniziative che marciano a livello nazionale hanno avuto terreno di sperimentazioni proprio qui. In particolare alcuni meccanismi di comando politico del governo provinciale sulla scuola sono diventati sempre più diretti e invasivi. Le organizzazioni sindacali storiche non costituiscono un argine a tutto ciò, anzi subiscono l’iniziativa fino a apparire funzionali.

Con l’esigenza di ricostruire una comunità pensante, capace di confronto, elaborazione e proposta in un settore così vitale per la vita di tutti apriamo uno spazio di incontro in USB a Mori in via G. Battisti n. 17 tutti i lunedì dalle ore 16.00 alle 18.00.

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Per USB trentino
Federico Menegazzi

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