Acqua Pubblica: La Cgil precisa….

Mirco Carotta ha chiesto la pubblicazione della sue precisazioni in relazione all’articolo “le (non) coerenze della Cgil” pubblicato su questo Blog.
Lo facciamo volentieri anche per rilanciare il dibattito sul rispetto del voto referendario deve continuare nella chiarezza delle posizioni.
La redazione.
Il Consiglio comunale di Trento è chiamato a far ciò che per stessa dichiarazione del Sindaco formulata alle Organizzazioni sindacali, si è reso opportuno e necessario, a fronte del pronunciamento popolare dei referendum abrogativi della norme che imponevano di fatto la privatizzazione dei servizi pubblici, in primis il servizio degli 
acquedotti pubblici,tradotto comunemente: il referendum per l’acqua pubblica.
Non solo di acqua si tratta ricordiamoci che il bibattito di meno di un anno fa sulla gestione dei rifiuti, portava a dire che il servizio sarebbe stato appaltato.
Bene quindi rispetto alla volontà politica della gestione “in casa” dei due servizi. Un ulteriore elemento di difficoltà sussiste nel fatto che l’aquedotto, tutto l’acquedotto di Trento e parte anche di quello di Rovereto, sono di proprietà privata e quindi se realmente si vuol parlare di gestione pubblica, l’ente pubblico deve riappropriarsi delle cosiddette reti, primo elemento per poter affermare che un servizio è realmente pubblico.
Non esiste un servizio pubblico con la rete al privato.
Da qui appare evidente la pretestuosità di chi afferma invece il contrario:quella parte del Consiglio comunale abbia il coraggio di dire che preferisce proprietà e gestione privata dell’acqua pubblica.
Non entro nel merito sulla congruità delle cifre necessarie per il riacquisto delle reti degli acquedotti, è possibile siano alte, ma è una operazione necessaria se si vuol essere in coerenza col referendum.

Primo dato. Il secondo è quello relativo a chi sarà chiamato a gestire il servizio, cioè chi è il soggetto che materialmente opera per erogare acqua e raccogliere i rifiuti.
Diverse possono essere le forme di gestione del servizio l’acqua. Si potrebbe andare dalla gestione in economia diretta da parte del Comune, fino alla creazione di una Società per Azioni a capitale totalmente o a maggioranza pubblica.
Se si conviene sul fatto che sul servizio acquedotto non si debbano fare profitti, è altrettanto chiaro che invece una SpA anche solo quella interamente pubblica ha nella sua natura, ha la missione di creare profitti e quindi sarebbe, anzi è, incompatibile con un servizio che non deve produrre guadagni, ma al massimo deve “mantenersi” con il corrispettivo chiesto all’utenza. La ragione per la quale sono a dire che la scelta dell’Amministrazione comunale è condivisibile, è che non ho mai sentito dire dalla stessa Amministrazione che l’intenzione è quella di costituire una SpA, anzi quando si afferma che l’intenzione è quella di creare un soggetto “leggero” ciò potrebbe significare tante cose, ma non una Società per Azioni.
Meraviglia quindi che ci siano posizioni di contrarietà alla ripubblicizzazione degli acquedotti perchè ci sarebbe la SpA, che non è nelle intenzioni delle Amministrazioni.
Sul lato opposto, quindi sul versante di quale altro soggetto sia opportuno che gestisca il servizio, escluse le SpA, nell’ordinamento giuridico, esistono varie forme societarie dotate di personalità giurudica, con autonomia più o meno marcata rispetto all’Ente pubblico.
Vengono dichiarate dai Comitati referendari, nei quali a pieno titolo è stata ed è impegnata nel proseguo della vertenza acqua pubblica la CGIL, posizioni corrette che individuano nell’Azienda comunale il soggetto ottimale (tecnicamente l’Azienda pubblica e bene sarebbe se fosse così), la quale “non avrebbe il Consiglio d’Amministrazione” e quindi la gestione sarebbe direttamente effettuata dall’Amministrazione comunale. Così però non è. Tutte le forme previste dall’ordinamento giuridico di ciò che è un ente pubblico quindi quelle che una volta erano le Municipalizzate cioè l’Azienda speciale, l’Istituzione, l’Impresa pubblica di produzione, l’Impresa pubblica di erogazione, la Società a responsabilità limitata, ecc…proprio perche dotate di personalità giuridica, autonomia imprenditoriale ed uno Statuto che viene approvato da Consiglio comunale, hanno un Presidente, un Consiglio di Amministrazione ed un Direttore, con il vincolo al rispetto ovvio dello Statuto, ma che è l’unico vincolo obbligatorio verso il Comune.
C’è diversità di autonomia, personalità ecc…ma tutte sono governate da un CdA. Quindi o si ha il coraggio di dire, se non si vuole un Consiglio di Amministrazione di una azienda preposta, che l’unica gestione possibile è quella in economia diretta, cioè far diventare l’acqua un servizio del Comune con propria gestione e personale dirigente ed esecutivo preposto o obbligatoriamente si deve scendere sul piano di quale altro soggetto creare per gestire il servizio.
L’Azienda speciale può andar bene. Se si è daccordo però con la ripubblicizzazione dell’acqua non si può però esser contrari all’operazione in atto e in discussione in Consiglio comunale con motivazioni pretestuose (è una SpA) o sbagliate (non c’è CdA nella Azienda speciale)che possono mandare all’aria una precisa scelta politica che se non approvata manterebbe ciò che oggi è realtà, cioè una gestione più vicina al privato per l’acqua e darebbe in appalto il servizio raccolta rifiuti.
Proceda quindi l’Amministrazione comunale con la riappropriazione della rete e con la creazione di una gestione “in casa”, SpA esclusa, proprio nel rispetto della volontà popolare.

Mirko Carotta
Segretario Organizzativo
CGIL del Trentino

Un commento

  • Ezio

    Caro Mirco il problema della coerenza è un tuo problema, per il resto registo solo quanto tu scrivi “…. sono a dire che la scelta dell’Amministrazione comunale è condivisibile, ….”.
    Quindi conti continuerò a battermi perchè l’acqua sia gestita direttamente dal Comune o al massimo da una società di diritto pubblico e non privato come una Spa.
    Per quanto riguarda la rete idrica condivido appieno la posizione di Mattei nel suo intervento presso l’apposita commissione al Comune di Trento.

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