Abd Elsalam Ahmed Eldanf

piacenza-adl-elsalamDavanti al corteo, dietro allo striscione con la foto di Abd Elsalam, marciava il gruppo dei parenti con tante donne, bambine e bambini, stretti attorno alla moglie abbracciata a due dei suoi cinque figli. Era in Egitto la notte del 14 settembre scorso quando il marito e padre è stato assassinato a Piacenza davanti all’azienda di cui era dipendente da uno scellerato autista di TIR incitato dai dirigenti della GLS a sfondare il picchetto operaio. Le avevano consigliato di attendere la salma di Abd Elsalam, ma ha voluto partire per essere presente al saluto dei compagni di lavoro e di lotta, a testimoniare con il suo coraggio la necessità di proseguire la lotta per la verità e la giustizia. Accanto e a seguire i volti scolpiti dal dolore e dalla rabbia, gli occhi sbarrati densi di determinazione dei compagni di lavoro e di lotta di Abd Elsalam che urlavano, con tutto il lunghissimo corteo, la volontà di contrastare la “sentenza” preconfezionata fornita con una bizzarra procedura dal procuratore capo della procura di Piacenza a pochi minuti dai fatti che sminuiva vergognosamente la gravità dei fatti.
Tutto il corteo è stato controllato dalla robusta e diffusa vigilanza del servizio d’ordine dell’USB che ha evidenziato quanto fosse ridicola, nella sua manifesta inutilità e grottesca nell’esibizione di potenza, la presenza delle forze dell’ordine. Nei fatti assieme alla vergognosa ordinanza comunale, che ha chiesto ai commercianti di tenere chiusi i loro esercizi, il cordone poliziesco ha impedito che la grande manifestazione contaminasse il popolo dei telepoltronisti, che li distogliesse per un momento dal reality renzian-salviniano. La popolazione di Piacenza ci è risultata pressoché invisibile in questo tragico 17 settembre.
Naturalmente USB era presente massicciamente, sventolando le sue bandiere, rappresentata per categorie, per luoghi di aggregazione: delegazioni provinciali, regionali, cittadine, insomma in tutte le forma di raggruppamento quasi più affettive che organizzative che in tempi così stretti sono stati possibili, una sorta di automatismo di mobilitazione. Significativa la presenza di lavoratrici e lavoratori COBAS, e di altre organizzazioni politiche dei lavoratori, assenti partiti e movimenti politici di scena, buon per loro e le organizzazioni sindacali di “regime”.
La piccola rappresentanza trentina oltre alle bandiere dell’USB ha alzato lo striscione riportante la semplice scritta “non si può morire così” che è stata la sgomenta esclamazione che è seguita alla morte di Carmine alla Marangoni di Rovereto e di tanti altri lavoratori che giornalmente, nell’indifferenza delle istituzioni, vengono uccisi in nome del profitto.
Morti che inquietano e non ci daranno pace
USB Trentino

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